Dossier terremoto

Il papocchio abruzzese nasce dalla necessità di mostrare al Paese e al mondo qualcosa di unico, straordinario. Mai fatto e mai visto prima. Silvio Berlusconi si è fatto portare per mano da Guido Bertolaso alla ricerca del colpo magistrale, di una gestione dell’emergenza e della ricostruzione che non avesse pari, per celerità di scelte e offerta di soluzioni logistiche innovative.
Per raggiungere questo obiettivo si è scelto di consentire che il capo della Protezione civile ottenesse poteri oltre ogni ragionevole soglia, gestisse l’emergenza e la ricostruzione, con potestà di integrare alla bisogna la legislazione ordinaria e ogni altro potere discendente: dal caffè da bere al mattino nelle tendopoli (quanto e come) alle case da rifare, quante e come, alle aziende da sostenere, chi e perchè.
Avendo statuito il principio del nuovo e dell’incomparato, è iniziata l’avventura. leggi tutto »

Luglio 03 2009 | Antonello Caporale | 1 Comment »

Quei Berlusconi tenuti a bada

GIORGIO MOTTOLA

Berlusconi non è un prodotto tipico a marchio doc. Una parte degli italiani ritiene che una tale concentrazione di tv e giornali nelle mani di una sola persona si verifichi solo in Italia. Il rapporto di Berlusconi con i media farebbe parte di una tipicità tutta italiana, un’anomalia insomma. La Freedom House, istituto di ricerca americano fondato dai Reagan, che ogni anno stila una classifica sulla libertà di stampa, pone l’Italia al trentesimo posto, dopo Ghana e Mali. Ma l’assalto dei potentati economici agli organi di informazione rientra in una prassi oramai internazionale. I “Berlusconi” parlano tutte le lingue del mondo e rastrellano, in giro per il globo, la proprietà delle più importanti testate giornalistiche. Parlano spagnolo, quando si chiamano Carlos Slim. Inglese, quando il loro nome è Rupert Murdoch o Summer Redstone. Francese quando i volti sono quelli di Lagardère o Marcel Dessault.
Certo, in nessun altro paese il presidente del consiglio nomina direttamente i dirigenti della tv pubblica. E, solo in Thailandia fino a un paio d’anni fa, è allo stesso tempo anche proprietario dell’altra metà privata della televisione. Inoltre, in Europa e negli Stati Uniti, diversamente che da noi, le banche non possiedono direttamente giornali. Gli altri paesi hanno elaborato regole molto più strette a tutela dell’autonomia dell’attività giornalistica. leggi tutto »

Aprile 21 2009 | Zona franca | No Comments »

La dittaturina della Bergamini

carcereCARLO TECCE

Carcere per i giornalisti, da uno a tre anni dietro le sbarre. Meno intercettazioni, meno pubblicazioni. Multe per gli editori. E carcere, car-ce-re per i giornalisti: accolto l’emendamento della deputata Pdl Deborah Bergamini, divieto di pubblicare telefonate non incluse negli atti dell’inchiesta. Chi è costei? Era, meglio: ex assistente (categoria ampia quanto i minatori, gli operai e i lavoratori usuranti) di Silvio Berlusconi, responsabile marketing strategico della Rai e, in alcuni imbarazzanti colloqui, penalmente irrilevanti, moralmente essenziali, non sembrava tanto interessata al “marketing strategico della Rai”, piuttosto alla politica, alla sua parte politica. Sono trascrizioni del 2 aprile 2005, il giorno della morte di papa Giovanni Paolo II, a poche ore dalle elezioni amministrative. Scrivono gli inquirenti: il 2 aprile, intorno a mezzogiorno, una donna contatta la Bergamini. «Le due si lamentano di una persona alla quale non riescono a spiegare che bisogna dare un senso di normalità alla gente al di là della morte del papa per evitare forte astensionismo alle elezioni. Il telefono della chiamante è intestato alla Rai». Lo stesso giorno, alle 14.31, un non meglio identificato Silvio per Deborah: «Le dice che domani sarà a Roma per votare. Deborah gli spiega i propri impegni. L’uomo dice di avere paura per le elezioni e del probabile forte astensionismo dei cattolici. Deborah lo informa che Ciampi ha preparato un messaggio da mandare in onda al reti unificate. leggi tutto »

Febbraio 18 2009 | Zona franca | 1 Comment »

Il dettaglio

lenteingrandimentoFermiamoci a questo dettaglio, un frame della sequenza barbarica dell’assassinio di Luigi Tommasino, consigliere comunale di Castellammare di Stabia.
Il dettaglio: l’uomo faceva politica senza sapere perché e per come. Il dirigente del Pd – avesse potuto – avrebbe votato Berlusconi.
Del suo impegno pubblico non c’è alcuna traccia.
I cronisti non ricordano un suo intervento, una parola, una presa di posizione. Non ricordano un interesse, una passione pubblica, qualcosa che legasse l’uomo all’ufficio.
E infatti non c’era nessuna relazione. Solo il fatto, rilevantissimo, di essere fratello di un ex assessore all’urbanistica lo ha condotto in consiglio comunale e anche alla guida del partito della Margherita in città.
Castellammare è una popolosa e difficile città del sud. Ricca di sogni e di morti ammazzati.
La politica l’ha ridotta a un brandello di carne, piallata dall’indifferenza e dall’incuria.
Lo spirito pubblico era custodito da persone come Tommasino, inabili al pensiero, invalidi nell’esercizio delle funzioni.
Luigi stava lì in nome e per conto.
Mediocre senza colpa, dirigente senza giudizio, amministratore senza idee.
Morto ammazzato, come la sua città.

Febbraio 08 2009 | Antonello Caporale | No Comments »

Il re illusionista

silvioCARLO TECCE

Versione indifferente. Quel telefonino è così tecnologico che mi fa eccitare, quella tronista è così maliarda che mi fa eccitare di più e quel giornaletto degli scandali, pieno di foto sgranate e mezzibusti, è così interessante che merita una Eccitazione con la maiuscola.
Versione snob. Quel ristorante è così accogliente che sembra casa, quel teatro è così pulito che sembra fresco di pulizia, di quella donna rumena che ha appena pulito da me; e quella donna ha un soprabito così elegante che sembra la Fracci.
Versione militante né snob né indifferente. Quel Di Pietro è così comico che sembra Grillo, quel Grillo è così comiziante che sembra un politico, e quel Veltroni, con l’ombrellone e la pancia, è così vero che sembra finto. Speriamo, sperate che Silvio Berlusconi e la sua corte si rivolgano a una delle tre categoria, forse tanto capienti da contenerci tutti. Speriamo, sperate che siamo in una fase di passaggio, che non è vero, che è una finzione (fiction), una delle moltitudini trasmesse in tv. Qualcosa che, direbbe John Stuart Mill, fa sembrare maiali soddisfatti gli uomini scontenti. Succede con una giornata alla tv.
Sabato mattina sulla Rai c’è un programma che sia chiama “Settegiorni”, un armadio (disordinato) di parole di una testata giornalistica che si chiama Tg Parlamento. leggi tutto »

Febbraio 08 2009 | Zona franca | No Comments »

Ragazze e soldati

violenzadonneMANUELA CAVALIERI

È notte. La città è lontana, ma effonde tutta la sua poesia antica.
Giovani e innamorati, in una piccola utilitaria si scambiano dolci effusioni.
Lei fa l’impiegata, ha ventun’anni: una “bella ragazza italiana”; lui, operaio, ne ha compiuti ventiquattro.
D’un tratto il fragore, inatteso, di un finestrino che va in frantumi.
L’auto è circondata. Sono in cinque. È il terrore.
Picchiano selvaggiamente il ragazzo e lo sbattono nel portabagagli.
Poi i loro occhi cadono su di lei. La ragazza trema; terrorizzata si porta al volto le mani.
La violentano a turno. Uno; due; tre; quattro; cinque.
L’inferno è in questo angolo della provincia di Roma.
Lui, rinchiuso, inghiotte lacrime amare. Uno; due; tre; quattro; cinque.
“Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai…” ha detto sorridente il premier. E questo è “…un complimento alle ragazze italiane che sono alcuni milioni. Io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell’umorismo…”

Gennaio 27 2009 | Zona franca | No Comments »

Tele Giuggiole 5

tg5CARLO TECCE

Corriere.it, apertura: «A Roma sfilano in migliaia. Ma gli studenti si spaccano». Repubblica.it, taglio centrale: «Roma, destra e sinistra verso Senato. Metà degli italiani con gli studenti». La Stampa.it, primo piano: «Scuola, la mobilità va avanti». Tg5, ore 13: la notizia sulla protesta è data alle 13.06. Il servizio dura 58 secondi, metà riporta l’intervista del ministro Gelmini e la protesta contro chi protesta (una volta li chiamavano secchioni invertebrati), l’altra metà fa vedere scuole occupate e lezioni all’aperto (tipo bazar orientale). Poi cronaca, delitto di Perugia, caso Mez. La mediocrità veste taglie disparite, nella mediocrità ci stanno benissimo giornalisti (e soprattutto direttori, gentile Mimum) che hanno smesso di fare il proprio mestiere e servono la televisione del capo. Oltre a sentirsi mediocri, chissà se provano un brivido di vergogna.

Ottobre 27 2008 | Zona franca | No Comments »

Veline, veline, veline

fotovelineSERENELLA MATTERA

Velina? What’s velina? Mestiere televisivo, fenomeno sociologico, epiteto offensivo? La parola all’esegeta.
Silvio Berlusconi (intervista a Lilli Gruber): “Il termine veline? È denigratorio, ha un sottinteso discriminatorio e un po’ razzista, e ben poco femminista, secondo il quale una bella ragazza dovrebbe essere necessariamente sciocca o incolta. (…) Mi pare si sopravvaluti la portata reale della questione, e nello stesso tempo, la si fraintenda. Le cosiddette veline sono ragazze che svolgono un compito molto meno facile di quello che si crede. Devono avere, oltre ad un bell’aspetto, anche talenti che spesso si sottovalutano”.
Silvio Berlusconi (in campagna elettorale): “Vedo qui tanti parlamentari che sperano di essere candidati. Voglio dire loro che non sono vere le cose che si leggono, non candideremo veline o soubrette”.

Ottobre 13 2008 | Zona franca | No Comments »

L’Italia del sultano

sultanatoUna lettrice di Repubblica mi ha scritto contestando la distrazione, la stanchezza quando non proprio l’accondiscendenza dei giornalisti italiani nei confronti del governo. Mugugni invece di critiche serrate. Zero inchieste, zero articoli che raccontino quel che si fa e non si dovrebbe fare.
Lo stato di narcosi generale è difficilmente contestabile. L’Italia appare sempre più nelle vesti di un sultanato. Lui, il Sultano, ricco e onnipotente, può permettersi ogni cosa. Disdire un intervento all’Onu per un ciclo di massaggi rilassanti. Ed è il meno. Raggiungere il famoso centro estetico con l’elicottero della Protezione civile. Ed è ancora il meno. La soglia del ridicolo è solo superata quando il Sultano ingiunge incredibilmente ai suoi ministri di evitare di rispondere ai giornalisti. Persino i mugugni appaiono al Sultano insopportabili. Non è da ridere?

Ottobre 08 2008 | Antonello Caporale | 3 Comments »

Le parole magiche del Governo

soldichirurgoSABRINA PINDO

Qualche anno fa, quando il potere aveva tutt’un altro colore politico, gli italiani spendevano decisamente troppo per far girare la macchina dello Stato. Il pachiderma pubblico costava ai cittadini una marea di danari e sacrifici: una pesante imposizione fiscale avrebbe senz’altro portato al Paese benefici sul lungo periodo, dicevano Padoa Schioppa e i suoi. Ma quello sforzo economico, visto sotto la lente d’ingrandimento del breve termine diventava ogni giorno di più una richiesta insostenibile. Tanto impensabile da aver tagliato le gambe al governo alla fine del primo anno di conduzione delle danze.
Un errore che la coalizione attualmente al potere non ha voluto commettere: gli italiani devono smettere di pagare tutte queste tasse, eccheddiamine! Ma siccome la matematica non è un’opinione il problema dei finanziamenti al ciccione statale è tornato. E allora la parola magica invece che “pressione fiscale” è diventata “tagli”. La strategia del risparmio è stata applicata a tutto: ministeri e ministri, portaborse e segretarie, auto blu e cancelleria. Con la semplice ricetta della formichina si possono risanare tutte le aziende, anche le più grandi e pericolanti, anche quel malandato colosso aziendale che si chiama Italia.
Per il grande imprenditore Berlusconi, che del successo aziendale ha fatto lo slogan per la sua entrata in politica, niente di più semplice. Taglio di qua, accorpo di là. Cos’è lo Stato se non una mega azienda? Bisogna solo far tornare i conti. Punto. Niente sconti, niente recuperi, niente proroghe. E a chi gli ricorda che un Paese ha necessità e caratteristiche che non necessariamente collimano con quelle di un’impresa il cavaliere non sembra dare ascolto. Schiera la sua compagine di governo e punta dritto al risparmio: prima di tutto scuola e sanità. Il ritorno del grembiule e del voto in condotta passino, il maestro unico e la riduzione dell’orario lasciano un po’ di stucco, i migliaia di precari dell’educazione che saranno riciclati non si sa bene come nel settore del turismo esauriscono le nostre parole.
E che dire della sanità? Qualche avvisaglia dei piani futuri del governo l’abbiamo già avuta. Tra pochi giorni arriverà l’affondo finale anche in questo settore e allora sì che ne vedremo e sentiremo delle belle. Il sospetto, che vorremmo restasse solo tale ma già dubitiamo sarà così, è che il gran disegno del capo questa volta abbia inizio con la parola magica “privatizzazione”. Allora sì che lo Stato assumerà il volto di una grande azienda che si confronta con il duro mercato. Al contribuente che richiede un servizio per la salute dirà: se hai soldi per pagare io ti do ciò che desideri, altrimenti…

Ottobre 05 2008 | Zona franca | 1 Comment »

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