Archive for the 'SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri)' Category

Il Tempo

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“Il tempo è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della vita”.

Antonio Gramsci
Lettere dal carcere, 2 luglio 1933

Giugno 26 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Imprevisti

La cronaca — quasi come la storia — è fatta d’imprevisti.


Antonio Gramsci
Sotto la Mole

Maggio 06 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Gramsci

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Volete che chi è stato fino a ieri uno schiavo diventi un uomo?
Incominciate a trattarlo, sempre, come un uomo, e il piú grande passo in avanti sarà già fatto.


Antonio Gramsci
L’Ordine Nuovo, 27 dicembre 1919, sotto la rubrica «Cronache dell’Ordine Nuovo»

Aprile 18 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

QUISTIONI DI DIRITTO

 

C’è il sacro diritto della difesa e bisogna rispettarlo, anche se per esso l’untorello che ha per leggerezza o per necessità commesso un fallo debba accontentarsi di un avvocatuzzo d’ufficio, e si permette che dei ladri in grande col frutto del mestiere assoldino legulei
di grido che sappiano a dovere muovere gli affetti. Ma che il rappresentante di un corpo elettorale, il mandatario degli interessi pubblici, ricorra ai sistemi curialeschi anche fuori delle sedi competenti, e abusando della sua forza dialettica (ohibò! quanta esagerazione in fondo), cerchi di ridurre a vana schermaglia di parole vuote di significato una quistione che involge un principio di rettitudine amministrativa e di scrupolosità civica, è demagogico, è abietto. Imbonire i giurati è un dovere dell’avvocato, secondo la morale corrente; ma cercare di imbonire i colleghi del consiglio con l’agilità da saltimbanco della logica formale, se la sentenza non deve essere data subito, è anche discretamente idiota.


Antonio Gramsci
Sotto la Mole 1916-1920
3 marzo 1916

Marzo 09 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

IL RITMO DELLA STORIA

La legge essenziale dell’uomo è il ritmo della libertà, la storia del genere umano è un processo ininterrotto e indefinito di liberazione.


Antonio Gramsci
L’Ordine Nuovo, 20-27 settembre 1919

Febbraio 09 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

La fama

Ti voglio, per esempio, come intermezzo alla descrizione del mio viaggio in questo mondo così grande e terribile, dire qualcosa intorno a me stesso e alla mia fama, di molto divertente. Io non sono conosciuto all’infuori di una cerchia abbastanza ristretta; il mio nome è storpiato perciò in tutti i modi più inverosimili: Gramasci, Granusci, Grámisci, Granísci, Gramásci, fino a Garamáscon, con tutti gli intermedi più bizzarri. A Palermo, durante una certa attesa per il controllo dei bagagli, incontrai in un deposito un gruppo di operai torinesi diretti al confino; insieme a loro era un formidabile tipo di anarchico ultra individualista, noto coll’indicazione di «Unico» che rifiuta di confidare a chiunque, ma specialmente alla polizia e alle autorità in generale, le sue generalità: «sono l’Unico e basta», ecco la sua risposta. Nella folla che attendeva, l’Unico riconobbe tra i criminali comuni (mafiosi) un altro tipo, siciliano (l’Unico deve essere napoletano o giù di lì), arrestato per motivi compositi, tra il politico e il comune, e si passò alle presentazioni.
Mi presentò: l’altro mi guardò a lungo, poi domandò: «Gramsci, Antonio?» Sí, Antonio!, risposi. «Non può essere, replicò, perché Antonio Gramsci deve essere un gigante e non un uomo cosí piccolo». — Non disse più nulla, si ritirò in un angolo, si sedette su uno strumento innominabile e stette, come Mario sulle rovine di Cartagine, a meditare sulle proprie illusioni perdute. Evitò accuratamente di parlare ancora con me durante il tempo in cui restammo ancora nello stesso camerone e non mi salutò quando ci separarono. Un altro episodio simile mi successe più tardi, ma, credo, ancor più interessante e complesso.

Stavamo per partire; i carabinieri di scorta ci avevano già messo i ferri e le catene; ero stato legato in un modo nuovo e spiacevolissimo, poiché i ferri mi tenevano i polsi rigidamente, essendo l’osso del polso fuori del ferro e battendo contro il ferro stesso in modo doloroso. Entrò il capo scorta, un brigadiere gigantesco, che nel fare l’appello si fermò al mio nome e mi domandò se ero parente del «famoso deputato Gramsci». Risposi che ero io stesso quell’uomo e mi osservò con sguardo compassionevole e mormorando qualcosa di incomprensibile. A tutte le fermate lo sentii che parlava di me, sempre qualificandomi come il «famoso deputato», nei crocchi che si formavano intorno al cellulare (devo aggiungere che mi aveva fatto mettere i ferri in modo più sopportabile), tanto che, dato il vento che spira, pensavo che, oltre tutto, potevo avere anche qualche bastonata da qualche esaltato. A un certo momento, il brigadiere, che aveva viaggiato nel secondo cellulare, passò in quello dove mi trovavo io e attaccò discorso. Era un tipo straordinariamente interessante e bizzarro, pieno di «bisogni metafisici», come direbbe Schopenhauer, ma che riusciva a soddisfarli nel modo più bislacco e disordinato che si possa immaginare. Mi disse che si era immaginato sempre la mia persona come «ciclopica» e che era molto disilluso da questo punto di vista. Leggeva allora un libro di M. Mariani, l’Equilibrio degli egoismi, e aveva appena finito di leggere un libro di un certo Paolo Gilles, di confutazione al marxismo. Io mi guardai bene dal dirgli che il Gilles era un anarchico francese senza nessuna qualifica scientifica o d’altro: mi piaceva sentirlo parlare con grande entusiasmo di tante idee e nozioni disparate e sconnesse, come può parlarne un autodidatta intelligente ma senza disciplina e metodo. A un certo punto cominciò a chiamarmi «maestro». Mi sono divertito un mondo, come puoi immaginare. E così ho fatto l’esperienza della mia «fama». Che te ne pare?

 

Antonio Gramsci, Lettere dal carcere
Lettera alla cognata Tatiana Schucht
19 febbraio 1927

Gennaio 27 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Riforme

 Può esserci riforma culturale e cioè elevamento civile degli strati depressi della società, senza una precedente riforma economica e un mutamento nella posizione sociale e nel mondo economico? Perciò una riforma intellettuale e morale non può non essere legata a un programma di riforma economica, anzi il programma di riforma economica è appunto il modo concreto con cui si presenta ogni riforma intellettuale e morale.

 

Antonio Gramsci
Quaderni del carcere
Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo stato moderno.

Gennaio 11 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Capodanno

“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto il cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione.
Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito.
Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso e rinnovarmi ogni giorno.
Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse.”


Antonio Gramsci
(1° gennaio 1916, “Sotto la mole”, Avanti!)

Gennaio 04 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Sotto la neve

 

 

Il compitino che le maestre crederanno di dovere infliggere oggi ai loro scolari dirà che sotto la neve c’è il solito cane. I giornali l’hanno risparmiato il solito compitino, e hanno trascurato di scoprire con sempre nuova originalità che Torino sotto la neve è cosí e cosà, che i suoi viali alberati sembrano ricami e trine della fata Morgana, la quale si cura ogni tanto di dilettare gli occhi dei cittadini con le sue bizzarre fantasie. A me la neve fa venire pensieri un po’ prosaici e pedestri. (…) Sotto la neve (…) i proletari continueranno a trovare fango e mota, e in questi tempi di illuminazione ridotta, i loro accidenti non saranno meno energici del solito. Vagolano per la notte in certi paraggi poco frequentati dalle carrozze padronali ombre scure precedute dal riflesso di lanternine cieche, e per esse la neve sulle strade non ancora selciate non deve essere una cosa molto poetica e suaditrice di pensieri soavi. Il traffico è cresciuto. Camion, automobili, carri e carretti di tutte le proporzioni si inseguono per le strade schizzando a ventaglio cumuli di una poltiglia grassa ed attaccaticcia che, se testimoniano della fertilità della pianura padana, non promettono nulla di buono per i disgraziati che se ne sentono innaffiati. Ma basta che si provveda per il centro della città! Bisogna che esso sia lindo e ben tenuto, secondo il ragionamento della cocotte che si imbelletta la faccia e trascura l’igiene intima di tutto il corpo. (…) Pensieri, come vede il lettore, triviali, pedestri, ma la neve con tutta la potenzialità di poesia che nasconde sotto il suo insidioso biancore non riesce a farmene nascere degli altri, più fragranti, più vistosi. E la giornata è d’altronde così buia e scolorita, e il cervello mi si ottunde nel riconoscere che senza volerlo, ho scritto il mio bravo compitino, e incomincia a preoccuparmi seriamente il pensiero che sotto la neve io troverò la paura di… sdrucciolare.

Antonio Gramsci
Sotto la Mole, 25 febbraio 1916

Dicembre 22 2009 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Il valore di un deputato e le scimmie ubriache

Quando penso ciò che sono costati agli operai e ai contadini i voti datimi, quando penso che a Torino sotto il controllo dei bastoni 3.000 operai hanno scritto il mio nome e nel Veneto altri 3.000 in maggioranza contadini hanno fatto altrettanto, che parecchi sono stati bastonati a sangue per ciò, giudico che una volta tanto l’essere deputato ha un valore e un significato. Penso però che per fare il deputato rivoluzionario in una Camera dove 400 scimmie ubriache urleranno continuamente ci vorrebbe una voce e una resistenza fisica superiori a quelle che io abbia. Ma cercherò di fare del mio meglio: sono stati eletti alcuni operai energici e robusti che io conosco bene e conto di poter svolgere un lavoro non del tutto inutile. Qualche fascista di mia conoscenza si torcerà piú di una volta dalla rabbia.
Antonio Gramsci
Vienna, 16 aprile 1924
Lettera alla moglie Giulia Schucht

 

Dicembre 17 2009 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

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