Archive for the 'SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri)' Category
La virtù della grande poesia è di suggerire più che non dica e suggerire sempre cose nuove. Di qui la sua eternità.
Antonio Gramsci, Letteratura e vita nazionale
Novembre 15 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Entra in scena l’elemento femminile. E noi siamo soliti rispettare le signore. Perché non c’è molto sugo a prendersela con le signore, quando nella vita esse si accontentano di curare la lucentezza del pelo del loro canino o la riuscita di un five o’ clock elegante, o altre simili squisitezze proprie delle moderne femmine della grassa borghesia, che amano tanto far le scimmie delle dame della vecchia nobiltà. Ma la gonnella profumata vuol fare anch’essa del femminismo. E del femminismo il quale ci fa arricciare un po’ il naso. Femminismo che è intermediarismo politico, cuscinettismo politico. Una forma di intrigo perfettamente moderno e democratico… la lotta di classe alla violetta di Parma, incipriata, e arricciolata proprio come il cagnolino da manicotto. E qualche categoria proletaria femminile disorganizzata si presta a fare il cagnolino e a strisciare le gonnelle della signora del vice-ministro. E la signora di S. E. Cesare Rossi, socio di Teodoro, si compiace della sua missione di pacificatrice delle lotte sociali. E il modesto miglioramento alle signorine telefoniste diventa l’elegante corrispettivo di un mazzo di rose, di una conversazione da boudoir. La donna come calmiere sociale; tema suggestivo per operetta! Noi rispettiamo le signore, anche quelle delle eccellenze e sotto-eccellenze. E rispettiamo le donne in genere, anche le telefoniste non organizzate. E appunto perciò vorremmo che le une si accontentassero di far le signore, e le altre fossero meno servilmente striscianti. Anche e specialmente quando vogliono migliorare le loro condizioni economiche.
Sotto la Mole, 24 novembre 1916
Novembre 03 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | 1 Comment »

D’altronde, chi legge Dante con amore? I professori rimminchioniti che si fanno delle religioni di un qualche poeta o scrittore e ne celebrano degli strani riti filologici. Io penso che una persona intelligente e moderna deve leggere i classici in generale con un certo «distacco», cioè solo per i loro
valori estetici, mentre l’«amore» implica adesione al contenuto ideologico della poesia; si ama il «proprio» poeta, si «ammira» l’artista «in generale».
Lettere dal carcere
(Lettera alla moglie Giulia, 1 giugno 1931)
Ottobre 18 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »
Come tutti i dilettanti di astrazioni sono settari e ipocriti. Se trovano degli avversari sulla loro via, cercano eliminarli con mezzi obliqui, insidiosi: come tutti gli impotenti usano le armi sleali dell’insinuazione, della voce calunniosa.
Il triangolo e la croce, Sotto la Mole, Avanti!, 25 dicembre 1917
Ottobre 02 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »
“Una delle forme più appariscenti e vistose del carattere italiano è l’ipocrisia. Ipocrisia in tutte le forme della vita:nella vita familiare, nella vita politica, negli affari. La sfiducia reciproca,il sottointeso sleale corrodono nel nostro paese tutte le forme di rapporto:i rapporti tra singolo e singolo,i rapporti tra singolo e collettività. L’ipocrisia del carattere italiano è in dipendenza assoluta con la mancanza di libertà. E’ una forma di resistenza. L’ipocrisia nei rapporti tra singolo e collettività è una conseguenza dei paterni governi polizieschi che hanno preceduto e seguito l’unificazione del regno d’Italia. L’ipocrisia nei rapporti tra singolo e singolo è una conseguenza dell’educazione gesuitica che si è impartita e si continua a impartirsi nelle scuole e nelle famiglie,e che scaturisce spontanea dall’esperienza della vita quotidiana”.
Antonio Gramsci, L’Avanti, marzo 1917
Settembre 06 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | 1 Comment »

Ha scritto Villiers de l’Isle-Adam: «Se uno ti ingiuria rifletti che egli ingiuria l’idea che si è fatta di te, cioè se stesso». I lettori di giornali dovrebbero sempre tener presente questa massima e applicarla a tutti i giudizi coi quali si cerca di condurre il loro pensiero verso un determinato indirizzo.
Il disordine, Sotto la Mole, Avanti! 17 luglio 1918
Agosto 15 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

L’attività del lo Stato disuguale e poliziesca, che obbliga all’ipocrisia, al sotterfugio furbesco: il predominio delle consorterie locali che perseguitano tutti i non simpatici alla clientela: l’assenza assoluta di controllo, che lascia impuniti i peggiori soprusi, e interrorisce i tranquilli ed onesti. E tutto questo complesso di circostanze fa sorgere l’altra attività associativa. I fini particolari trionfano: si vuole ottenerli senza lavoro e sacrifizio. La massoneria è l’associazione tipica per questo lavoro. La furberia, la violenza, l’inganno, la frode sostituiscono l’attività produttrice di idee e di opere. Si aggruppano solo perché l’unione fa la forza, perché il numero spaventa il deputato che vorrebbe negare un sussidio o un favore particolare, perché il numero dei votanti è l’unica giustificazione di certi ordini del giorno, perché il numero rende piú facile una grassazione.
(Sotto la Mole, 14 febbraio 1918).
Già da tempo la massoneria fa e disfà le cose italiane, ha avuto suoi accoliti al dicastero dei culti, e non ha mai pensato di colpire veramente il clericalismo nella sua radice piú vitale. È la storia che si afferma malgrado tutto, malgrado la stessa massoneria, è il capitalismo che cerca uno sviluppo anche nelle terre dove piú a lungo, per malvagità di uomini e di governi, si è mantenuto vivo il sistema feudale, l’inalienabilità degli strumenti di lavoro, la morale del servaggio, il dominio delle cricche, la disonestà amministrativa. I preti rappresentano meglio questa tradizione, questo sistema, e la borghesia nascente del luogo cerca liberarsene, poiché la borghesia piú evoluta del settentrione non ha, attraverso lo Stato, provveduto prima, e invece si è servita di quel sistema, di quella tradizione per arricchire meglio i suoi ceti improduttivi e poltroni.
(Sotto la Mole, 5 aprile 1918).
Che cos’è la massoneria? Voi avete fatto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, ecc.; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.
La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l’Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo.
(Discorso pronunciato alla Camera il 16 maggio 1925)
Luglio 16 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | 1 Comment »

Una volta, due volte, tre volte… Scrivi e raschiano, scrivi e raschiano… Intingi la penna, la mano rimane a mezz’aria, titubante. Il cervello è impastoiato, non trasmette alla mano, alle dita, l’impulso a muoversi. La mano cala sulla carta e la punta d’acciaio passeggia sul biancore descrivendo complicatissimi ghirigori, labirinti senza uscita. Si cerca affannosamente l’uscita. Il pensiero si assottiglia nell’angustia, bussa alle pareti per cercar di vedere se esse si spalanchino in una sortita possibile. Si incomincia. Si cancella. Si ricomincia. L’espressione fluisce, il lavorio di conglutinamento delle frasi, dei periodi, riposa, allenta lo sforzo iniziale. Si è persuasi d’aver trovato l’equilibrio necessario tra i bisogni della propria sincerità e le aggressioni irrazionali della censura. Si aspetta trepidanti. Sicuro, trepidanti, perché amiamo tutto ciò che ci ha domandato uno sforzo per nascere, per estrinsecarsi. Sentiamo le stesse impressioni di una volta, dinanzi agli esaminatori, con questa differenza: che negli esaminatori eravamo persuasi di aver a che fare con individui assolutamente superiori, che avevano veramente la capacità di giudicare dei nostri sforzi, dei nostri meriti. Adesso sentiamo invece l’incapacità assoluta, l’impreparazione assoluta, in chi, armato di matita, come allora, giudica e manda. Ma un’uguaglianza c’è, tra gli uni e gli altri: sentiamo che un’uguaglianza c’è. Ci troviamo ora, come allora, dinanzi a italiani, a vecchi italiani (anche se giovanissimi nel tempo) che non danno nessuna importanza agli altri, al lavoro, allo sforzo degli altri, alla personalità morale degli altri. Che, detentori per un momento di un potere (anche se piccolo potere), vogliono lasciare una traccia di esso, una traccia quanto è possibile maggiore. Il vecchio italiano non è abituato alla libertà: e non già alla libertà con L maiuscolo, astrazione ideologica, ma la piccola, concreta libertà, che si esprime nel rispetto degli altri, del lavoro, degli sforzi, della personalità e dei bisogni morali degli altri: che abbassa le piccole, esasperanti, inutili irritazioni: che impone, a chi ha il potere (sia pure un piccolo potere), di evitare anche l’apparenza di un’ingiustizia, di un sopruso. Che ha fiducia nelle energie buone degli uomini, e non passa l’erpice su un campo di grano per distruggere quattro papaveri e mezza dozzina di teneri steli di loglio. Che crede anzi naturale che così sia, che al grano si mescoli loglio e papavero, perché una vita collettiva è sana solo quando c’è lotta, attrito, urto di sentimenti e passioni, e solo nella lotta si rivelano i forti, gli indispensabili, gli uomini di fede e d’azione che chiudono la bocca alla critica agendo fortemente. Ma il vecchio italiano non comprende un potere senza repressioni: se in Italia ci fosse la pena di morte, e nessuno cadesse sotto questa sanzione, il carnefice per non stare con le mani in mano diventerebbe mandatario di assassinii e di stupri, per poter lavorare i suoi complici. Così come in molti paesi dell’Italia meridionale le guardie campestri danneggiano esse stesse la proprietà privata per far sentire la propria indispensabilità. Così come il censore, per far sentire quanto faticoso ed improbo sia il suo ufficio, cancella, cancella, cancella tutto tutto tutto, grano e papaveri, lavoro e noia, bene e male. E la penna continua a tracciare ghirigori, aspettando perché sente che questa barbarie (la confusione nei criteri, l’arbitrio, il sopruso è barbarie) si esaurirà nella propria rabbia.
“Ghirigori”, Sotto la Mole, Avanti!, ediz. piemontese, 14 novembre 1917
Luglio 10 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

“Il tempo è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della vita”.
Antonio Gramsci
Lettere dal carcere, 2 luglio 1933
Giugno 26 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »
La cronaca — quasi come la storia — è fatta d’imprevisti.
Antonio Gramsci
Sotto la Mole
Maggio 06 2010 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »
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