Archive for the 'Zona franca' Category

Naplest…mill paur

di Luca Scialò

Ad inizio giugno è stato presentato il progetto “NaplEst”, mirante a rilanciare la zona orientale di Napoli. Consta di 16 progetti, su un’area di 265 ettari, per un investimento pari a 2,3 miliardi (di cui il 95% proveniente da privati), puntando a creare 26 mila nuovi posti di lavoro a regime.
Come ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione Marilù Faraone Mennella, Presidente del Comitato promotore di NaplEst denominato “NaplEst Viva, Napoli Vive” che fa capo a 18 imprenditori: «lo slogan dell’operazione è ’Viva, Napoli Vive’ a rimarcare che la città, i suoi uomini, i suoi imprenditori non si rassegnano (…) Noi all’unità del Paese ci crediamo davvero, sbaglia chi dice che tutto quello che riguarda il Mezzogiorno è fumoso, e questo progetto è una risposta concreta a chi la pensa così. Anche qui c’è gente che si rimbocca le maniche, praticando quella ’rivoluzione silenziosa’ di cui si sente il bisogno».

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Agosto 02 2010 | Zona franca | 1 Comment »

La cosa comune e gli aquilani

di Luca Cococetta

Resta l’amaro in bocca. Mentre vedevo cittadini aquilani, madri, padri, figlie e figli spinti e strattonati pensavo al De repubblica di Marco Tullio Cicerone, a quella digressione nella quale si discute di come alcune forme di governo mutino in altre, “la monarchia degenera nella tirannide; l’aristocrazia nel potere oligarchico; la democrazia nella demagogia” e poi in modo flessibile di come si possano mischiare queste categorie.
Riflettevo su quale è il ruolo del “popolo”, parola che oggi assume significati diversi, che sia esso borghesia (come nel caso dell’Aquila) o meno.
Vedevo, mentre i manganelli si alzavano a colpire, l’incredulità nei volti degli aquilani, un’incredulità che nasce dall’orgoglio di difendere un proprio diritto e la propria identità.
Vedevo, nei volti poco abituati alla violenza, lo stupore del bambino che si chiede come mai abbia ricevuto una sberla.
Vedevo anche la caparbia di chi vuole raggiungere il proprio obiettivo, certo della direzione in cui sta andando.
Noi aquilani eravamo a Roma per recarci pacificamente, con i sindaci e gonfaloni a capo del corteo, da coloro che ci rappresentano.
Noi aquilani eravamo a Roma per dialogare con il governo, un governo che sempre meno rappresenta lo stato se è costretto a chiudersi nei palazzi e a circondarsi di polizia.
Gli aquilani erano lì a portare il loro SOS Ricostruzione (che significa Sospensione delle tasse, Occupazione, Sostegno all’economia), e soprattutto la necessità di una legge organica sul terremoto che stabilisca tempi e finanziamenti certi e che possa consentire di riprogettare il futuro del territorio.

Luglio 12 2010 | Zona franca | No Comments »

P3: Ernesto Sica, l’enfant-prodige ha le ore contate

Ernesto Sica

Ernesto Sica

di VALERIO CALABRESE

Una perquisizione e la notizia di un avviso di garanzia emanato nei suoi confronti dalla Procura di Roma, per ora smentito dal suo staff. Si tratta del plenipotenziario Ernesto Sica, 39 anni, Assessore alla Regione Campania, il cui nome è nei faldoni delle indagini sugli incontri “massonici” in casa Verdini. Ricostruire il passato politico di Ernesto Sica, malgrado la giovane età, non è cosa breve. Cresciuto sotto la guida di De Mita e così intimo con lo stesso da far circolare voci di una sua relazione amorosa con la figlia dell’ex capo della DC, Sica è un enfant-prodige della politica. Figlio di industriali del settore conserviero, chi lo conosce bene afferma che già a 12 anni il piccolo Ernesto aveva un solo sogno: fare il Sindaco. Una stazza possente, poco sotto i due metri d’altezza e un fisico da pallavolista, Sica viene eletto per la prima volta a 28 anni, nel 1999, a Consigliere provinciale nella circoscrizione di Salerno 6. Nel maggio del 2000 esaudisce il suo desiderio, diventando con un grande consenso (66%) Sindaco di Pontecagnano Faiano. Ma la carriera è solo all’inizio. Nel 2004 è nominato Assessore provinciale all’Urbanistica nella giunta di centrosinistra guidata da Angelo Villani. Nel 2005, fra i più votati d’Italia, con circa 28.000 preferenze, viene eletto Consigliere regionale della Campania, forse anche grazie alla generosità verso il partito (la Margherita) al quale regala ogni anno nel suo Comune la festa Regionale con ospiti e cantanti sempre straordinari (da De Gregori a Massimo Ranieri). Nel 2007 Sica rompe con De Mita e cambia casacca, passando al Pdl. Nel 2008, è rieletto – manco a dirlo – Sindaco di Pontecagnano Faiano. Nel 2009 è di nuovo Assessore provinciale, ma nella giunta Cirielli (questa di centrodestra), nomina che però dura fino al maggio 2010, quando, pare su indicazione diretta di Berlusconi, viene nominato Assessore all’Avvocatura della Regione Campania.
Ma non basta, perché nei ritagli di tempo Ernesto Sica trova anche il tempo di presiedere il Consorzio Aeroporto di

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Luglio 10 2010 | Zona franca | 4 Comments »

Quel fantasma chiamato Concorso alla Regione Basilicata

di Luca Scialò

Un tempo, il settore pubblico rappresentava il posto fisso tanto agognato da milioni di italiani, quello che dava la sicurezza economica su cui costruire il proprio futuro. Oggi però, un po’ per l’indebitamento patito dagli enti pubblici, che pure sono incappati nel sistema dei “titoli spazzatura” oltre che nei soliti sprechi, ma soprattutto, per la lottizzazione selvaggia messa in piedi dal vecchio sistema partitocratico, con cui i vecchi partiti si spartivano i posti pubblici in cambio di voti, anche il posto fisso statale è diventato una chimera.
Tra i tanti concorsi pubblici continuamente rinviati, oggi vi parlo del Concorso alla Regione Basilicata, indetto lo scorso anno in quel di aprile, che prevede 78 posti divisi per 15 profili diversi. Sul sito della Regione, il Presidente De Filippo salutava il concorso con un messaggio degno del miglior Winston Churchill:

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Luglio 06 2010 | Zona franca | 2 Comments »

E il mare bagnò la montagna

 9 COMUNI DEL PARCO DEI MONTI PICENTINI PARTNER DEL PROGETTO REGIONALE SUL RIPASCIMENTO E RIQUALIFICAZIONE DELLE SPIAGGE DELLA COSTIERA SALERNITANA

di GIUSEPPE NAPOLI


Mari e monti nello stesso piatto. La nocciola di Giffoni e le alici salernitane. I sentieri boschivi dei monti Picentini e le passeggiate dorate della fascia costiera. Il fresco e il caldo. La raccolta delle olive dop e la pesca a strascico. Enti montani che si travestono da marini per accaparrarsi i famigerati finanziamenti regionali dei cosiddetti Accordi di Reciprocità. Soldi per 500 milioni di euro provenienti dal Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) e destinati a premiare progettualità e piani di sviluppo modellati da raggruppamenti di territori dalle comuni ed omogenee caratteristiche. Tante comunità, un solo piano d’intervento. Uniti. Coesi. Un tutt’uno. La collina va con la collina, la montagna con la montagna, il mare con il mare. Niente melting-pot. Ma si sa: la geografia politica non conosce confini. La coperta si accorcia. Le distanze si rimpiccioliscono. Latitudine e longitudine si sovrappongono. Il mare bagna la montagna. E nove comuni dell’entroterra salernitano che, sino a ieri, costituivano la spina dorsale della comunità montana dei Picentini (Acerno, Castiglione del Genovesi, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, San Mango Piemonte, San Cipriano Picentino) si ritrovano, oggi, partner istituzionali di Salerno e Pontecagnano nel progetto presentato alla Regione Campania riguardante il ripascimento delle spiagge, la loro difesa ed il recupero ambientale della fascia costiera. Al tavolo, apparecchiato con antipasto mari-e-monti, siedono anche i comuni di Bellizzi e Fisciano. Tutt’altro che marini entrambi, visto che il primo sta a 60 metri sul livello del mare ed il secondo addirittura a 320.

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Febbraio 02 2010 | Zona franca | No Comments »

La delega mistica

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GIUSEPPE NAPOLI

Dar da mangiare agli affamati. Da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Ma anche dare un lavoro ai disoccupati. Una casa a chi non ce l’ha. Togliere ai ricchi per dare ai poveri. Che nessuno resti indietro. Che nessuno abbia una dignità sociale più linda e profumata dell’altro. Romano Ciccone –Lello per gli amici- non pensava che, presto o tardi, sarebbe arrivata a tanto la sua missione politica. Nessuna vocazione. Non c’entra lo Spirito Santo. E’ stato il presidente della Provincia di Salerno in persona, Edmondo Cirielli, a far discendere sul consigliere comunale del Pdl, con Decreto n. 179 del 19 ottobre 2009, le delega “tecnico-politica in materia di lotta alla povertà e dignità sociale”. Ciccone, che di professione fa l’avvocato, è il settimo consulente politico nominato Gratis et amore Dei dal presidente Cirielli dall’inizio del suo mandato a Palazzo Sant’Agostino. Sette come le opere di misericordia corporale cucite addosso al nuovo paladino dei poveri. Ma perché proprio l’avvocato Ciccone? Perché non, ad esempio, padre Alex Zanotelli? O don Luigi Merola? Perché non affidare una delega dai risvolti così profondi -che di politico ha solo l’affiliazione (al Pdl) e l’investitura ad personam dall’alto- ad un missionario laico? No: Romano Ciccone.

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Gennaio 20 2010 | Zona franca | No Comments »

Da San Nicola Varco a Rosarno: la mattanza dei diseredati

GIUSEPPE NAPOLI

 

Stesse scene. Stessi volti. Stesse barricate. Identica militarizzazione. Da Rosarno a San Nicola Varco, la mezzaluna colonizzata dagli schiavi della Piana del Sele. Li aspettavano di notte. Arrivarono alle 8 del mattino. Oltre 60 mezzi blindati e 650 uomini tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e perfino la forestale per procedere allo sgombero coatto di oltre mille immigrati di colore ed alla tabula rasa delle favelas di San Nicola Varco. «Chi entra è morto, chi esce è appena nato». La scritta è in arabo. Campeggiava su uno dei muri all’ingresso. Suonava quasi come un avvertimento per i nuovi arrivati. Liberazione per quei pochi che riuscivano a scappare.
Diseredati. Ghettizzati. Clandestini. Rifugiati. Terroristi (?). Gente vomitata dalle loro terre e spedita all’inferno, tra parquet d’immondizia e pennnellate di fango. Dio solo sa quanti ne erano: mille e forse anche di più. Marocchini, tunisini, magrebini. Potevano finire in una serra di pomodori a Ragusa o in Puglia e invece seguirono le orme di Cristo: si fermarono ad Eboli, poco più in là, a San Nicola Varco, nelle cascine abbandonate attorno ad un vecchio silos di granaio. A due passi da un enorme capannone. Un mercato ortofrutticolo di proprietà della Regione Campania costato la bellezza di 20 miliardi di vecchie lire e mai entrato in funzione. Sullo sfondo, a perdita d’occhio, i campi e le serre delle multinazionali dell’agroalimentare.
Disperati del mare approdati nel regno delle mozzarelle e dei beauty farm, in questo scorcio di periferia dove ti alzi alle 4 del mattino, prendi la bici e ti fai spedito 30 km fino al primo “caporale”.

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Gennaio 11 2010 | Zona franca | 3 Comments »

Pizzo di Natale

WALTER MOLINO

Abiti lisi, viso emaciato, sguardo pietoso e barba incolta. Voce piagnucolosa e postura ossequiosa. In provincia di Palermo inizia l’invasione dei Babbi Natale alla rovescia, non portano doni ma chiedono un pensiero per i carcerati, come non muoversi a compassione? Mica elemosina, volete offendere, che ci facciamo con uno o due euro? Cinque euro è il minimo sindacale, dieci o venti meritano un grazie e una segnalazione nella lista dei generosi su cui poter sempre contare. Con cinquanta ci si riconosce, per qualsiasi cosa a disposizione dottò, menza parola, anzi manco quella, il nostro amico la manda a salutare e ricambi ci mancherebbe. Siamo a posto. Messi a posto. Senza pensarci, cosa vuoi che sia, poveri disgraziati, raccolgono due lire, pure il parrino lo va dicendo.
È il pizzo di Natale. Bando alle ipocrisie, chiamiamo le cose col loro nome. Denunce, ovviamente, zero. Segnalazioni manco. Confidenze, poche e con mille tra avvertenze e distinguo. Mezze frasi smozzicate al bar, ecco davanti al caffè qualcosina evapora, quel sorriso benevolo e fatalista, tutti in fondo dobbiamo campare. A denti stretti, per prudenza e adesso anche con un po’ di rabbia. I negozi dei paesi della provincia di Palermo sono vuoti. Lo shopping di Natale è solo in televisione nei rassicuranti Tg nazionali che ci raccontano come stiamo volteggiando fuori dalla crisi. Palle. La crisi, dalle nostre parti, comincia a mordere adesso. A parte la nuova classe moèchantò, piccola e sempre più sguaiata minoranza alcolica, che fa dello sfarzo esibito il simbolo più volgare di un’esistenza millesimata, la gente comune, dai resistenti alla media e piccola borghesia, stringe la cinghia. Si spende meno, e meno si incassa e per il negozio di paese quelle venti o cinquanta euro pesano. Scoccia sganciare il soldo, e magari in silenzio si fa strada una domanda: ma perché? leggi tutto »

Dicembre 17 2009 | Zona franca | No Comments »

Morire d’indifferenza

GIUSEPPE NAPOLI

Dimenticato dal mondo nel cunicolo dell’indifferenza. Vomitato dalla normalità di una sepoltura. E dal pianto di un parente. Nessuno l’ha visto. Nessuno s’è preoccupato di lui. Nessuno ha sentito il putrido odore della morte. Nessuno l’ha cercato, a parte la famiglia. Nomen omen. All’anagrafe dei diseredati, il povero cristo ritrovato, per caso, negli scantinati bui e fetidi dell’ospedale di Salerno sta alla “enne”: Nessuno.
Una storia raccapricciante, che si alimenta di lacrime e marciume. Fatta a brandelli come il suo corpo. Una storia aberrante. Di pietas umana. Per provare, se si può, ad attenuare l’orrore di questa morte e il dolore della famiglia. All’inizio è un macabro gioco alla roulette. E’ un extracomunitario. No, è un italiano. Come se la razza negletta dello straniero fosse il distinguo sine qua non di una comoda giustificazione. Si scopre, alla fine, che quel cadavere raggomitolato come una larva, è un ex paziente ricoverato nei primi di settembre al reparto Malattie Infettive dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Il database dell’azienda ospedaliera stringe ulteriormente il cerchio. E’ un ex tossicodipendente di 40 anni. Il fratello ne aveva denunciato la scomparsa. Si copre che il famigerato signor Nessuno è tal Renato Ingenito di Angri. Rimasto lì, nel cunicolo-deposito di medicina nucleare per almeno due mesi. Chissà, forse ha chiesto aiuto. Forse ha cercato la luce dell’uscita. Forse avrà pensato: qualcuno, prima o poi, si accorgerà di me. Forse avrà persino avuto un rantolo di rassegnazione prima di guardare la morte in faccia e stringerle la mano. Ma al destino i “forse” bastano a malapena per cucire un brandello di vita. leggi tutto »

Novembre 18 2009 | Zona franca | No Comments »

L’estratto - Vizi pubblici e (im)moralità privata: la nuova Italia

I fattacci in Europa e oltreoceano sono conosciuti, studiati, analizzati. E in qualche modo si è sviluppata nella coscienza pubblica e sulla stampa un’azione di compensazione inibitiva: se fai quello non potrai far questo. Se ti comporti così, devi rinunciare a quell’ufficio. E’ un contrasto che non giudica la morale ma solo le conseguenze pubbliche di una condizione privata particolare. E’ la difesa dell’integrità della pubblica funzione, della impermeabilità a qualunque ricatto che il potere dovrebbe in teoria assicurare. I fattacci italiani, invece, sono stati insabbiati oppure tenuti sospesi nell’alveo magico del gossip. Derubricazione di un fatto da grande a piccino, da politico a personale, da pubblico a privato. Vicenda da buco della serratura. Scandalo rosa, evento futile, roba da rotocalco popolare, rivista per ingannare l’attesa dal parrucchiere. Gossip. Parola fino a qualche anno fa utilizzata soltanto dagli addetti ai lavori e oggi, non a caso, entrata nel lessico comune a discriminare i fatti importanti da quelli irrilevanti. L’universo di questi eventi è stato fatto rientrare in una no fly area, in una zona interdetta al racconto e al giudizio. Una sorta di immunizzazione popolare, complice una stampa e soprattutto una televisione reticente, ha reso incerte e buffe le vicende che hanno riguardato il tragitto dei corpi di tante ragazze dal punto di partenza alla finale destinazione. leggi tutto »

Novembre 03 2009 | Zona franca | No Comments »

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