Più di Agrigento poté Paestum. Dinnanzi alla maestosità delle cifre e alla spregiudicatezza della colonia achea del Comune di Capaccio (SA), nemmeno la celeberrima valle dei templi agrigentina, pur nota per essere sfregiata da 600 tra case e villette abusive, può reggere il confronto. Eh sì, perché entro o immediatamente a ridosso del perimetro delle mura dell’antica Poseidonia, l’agenzia delle entrate ha scovato ben 3.597 case fantasma, ovvero abusive. Paestum è il paradigma della contraddizione italiana. La città, fondata dai sibariti nel VI sec. a.C., è infatti l’unica area archeologica d’Italia ad avere una legge ad hoc che la tuteli, la numero 220 del ’57. La legge fu scritta e voluta dal celebre archeologo Umberto Zanotti Bianco che, confinato a Pastum dal regime fascista, portò alla luce lo splendido santuario di Hera Argiva alla foce del fiume Sele e impiegò la sua vita e la sua attività parlamentare per la tutela del sito archeologico.
Nei suoi 4 brevi articoli, la L.220/57, sancisce il divieto assoluto di costruzione nel raggio di un chilometro dalle mura della città antica. Una deroga è posta ai lavori di pubblica utilità, ma inutile dire che anche dentro le mura si è costruito, e tanto. Finanche il Museo archeologico Nazionale, che custodisce tesori di rilievo mondiale come le lastre dipinte della Tomba del Tuffatore, risulta “abusivo” rispetto alla Zanotti Bianco, di cui è coevo. L’archeologo Emanuele Greco da anni porta avanti la sua personale battaglia sulla delocalizzazione del Museo, perché costruito sull’agorà e perché ormai piccolo per ospitare tutti i reperti pestani. E chissà fino a quando basteranno i 5 milioni di euro spesi per la messa a norma del museo lungo gli ultimi 10 anni. leggi tutto »
Il puzzo di sudore, la polvere alzata da un pallone saltellante, le urla sgolate del mister dalla panchina, sono quanto di più coinvolgente possa avvenire in un rettangolo di gioco. Assistervi ad oltre cinquanta metri di distanza, invece, è tutta un’altra storia. Ma può la distanza tra pubblico e calciatori influire sulla rese di una squadra? A Battipaglia, nel salernitano, pare proprio di sì. Dopo anni di deprimenti retrocessioni e mancate promozioni si è capito che il problema della Battipagliese non erano i soldi, né i nomi dei calciatori o degli allenatori, ma il campo di gioco. Nell’Italia dello spreco e dell’ignavia accade anche che dal 1989, sia ancora in fase di completamento uno stadio progettato per ospitare allenamenti e ritiri delle squadre di Italia ’90. Venti anni dopo, lo stadio “L. Pastena” non è ancora completo. Il settore distinti permane allo stato grezzo, la tribuna invece è grosso modo completa, tanto da aver ospitato lungo gli ultimi 15 anni numerosi ed importanti uffici comunali, da oggi anch’essi in via di trasferimento. Un manto erboso, una pista di atletica, 20.000 posti a sedere, 20 miliardi di lire spesi e una squadra che non riesce ad uscire dalle sabbie mobili del campionato di Eccellenza. Lunghi anni di pene per i tifosi bianconeri (i colori sociali del club), che esausti l’anno scorso hanno sfidato squadra ed amministrazione comunale. “Vogliamo che la squadra torni a giocare al vecchio campo comunale” asserirono dinnanzi al sindaco. “Va bene!” gli rispose il primo cittadino, ponendo però una condizione, che i lavori d’ammodernamento e di adeguamento alle regole imposte dalla FIGC fossero realizzati a costo zero per l’Ente (ovviamente deficitario). Spinto dall’amore per la propria squadra del cuore, anche un ultrà può improvvisarsi muratore. I lavori sono costati poche migliaia di euro. Quest’anno la squadra ha vinto il campionato con diverse giornate di anticipo. Il contatto col pubblico, oggi a ridosso del terreno di gioco, l’ha spinta a correre di più, a tirare fuori grinta e coraggio. Lo stadio in erba di Italia ’90 intanto resta vuoto, in disuso colpevole a imperitura memoria, a discapito di un terreno di sabbia e terra battuta, ora glorioso. Lo spreco può assumere forme e strade imprevedibili, e arrecare talvolta danni collaterali. Ma la passione sportiva quella sì, può far tornare il sorriso, anche se amaro, anzi, salato.
Ad inizio giugno è stato presentato il progetto “NaplEst”, mirante a rilanciare la zona orientale di Napoli. Consta di 16 progetti, su un’area di 265 ettari, per un investimento pari a 2,3 miliardi (di cui il 95% proveniente da privati), puntando a creare 26 mila nuovi posti di lavoro a regime.
Come ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione Marilù Faraone Mennella, Presidente del Comitato promotore di NaplEst denominato “NaplEst Viva, Napoli Vive” che fa capo a 18 imprenditori: «lo slogan dell’operazione è ’Viva, Napoli Vive’ a rimarcare che la città, i suoi uomini, i suoi imprenditori non si rassegnano (…) Noi all’unità del Paese ci crediamo davvero, sbaglia chi dice che tutto quello che riguarda il Mezzogiorno è fumoso, e questo progetto è una risposta concreta a chi la pensa così. Anche qui c’è gente che si rimbocca le maniche, praticando quella ’rivoluzione silenziosa’ di cui si sente il bisogno».
Dei 16 progetti previsti, un intervento è già terminato, ossia il nuovo Auchan in via Argine; tre lo saranno entro il 2011, cinque nel 2013 e gli altri saranno realizzati tra il 2015-2018. leggi tutto »
Resta l’amaro in bocca. Mentre vedevo cittadini aquilani, madri, padri, figlie e figli spinti e strattonati pensavo al De repubblica di Marco Tullio Cicerone, a quella digressione nella quale si discute di come alcune forme di governo mutino in altre, “la monarchia degenera nella tirannide; l’aristocrazia nel potere oligarchico; la democrazia nella demagogia” e poi in modo flessibile di come si possano mischiare queste categorie.
Riflettevo su quale è il ruolo del “popolo”, parola che oggi assume significati diversi, che sia esso borghesia (come nel caso dell’Aquila) o meno.
Vedevo, mentre i manganelli si alzavano a colpire, l’incredulità nei volti degli aquilani, un’incredulità che nasce dall’orgoglio di difendere un proprio diritto e la propria identità.
Vedevo, nei volti poco abituati alla violenza, lo stupore del bambino che si chiede come mai abbia ricevuto una sberla.
Vedevo anche la caparbia di chi vuole raggiungere il proprio obiettivo, certo della direzione in cui sta andando.
Noi aquilani eravamo a Roma per recarci pacificamente, con i sindaci e gonfaloni a capo del corteo, da coloro che ci rappresentano.
Noi aquilani eravamo a Roma per dialogare con il governo, un governo che sempre meno rappresenta lo stato se è costretto a chiudersi nei palazzi e a circondarsi di polizia.
Gli aquilani erano lì a portare il loro SOS Ricostruzione (che significa Sospensione delle tasse, Occupazione, Sostegno all’economia), e soprattutto la necessità di una legge organica sul terremoto che stabilisca tempi e finanziamenti certi e che possa consentire di riprogettare il futuro del territorio.
Una perquisizione e la notizia di un avviso di garanzia emanato nei suoi confronti dalla Procura di Roma, per ora smentito dal suo staff. Si tratta del plenipotenziario Ernesto Sica, 39 anni, Assessore alla Regione Campania, il cui nome è nei faldoni delle indagini sugli incontri “massonici” in casa Verdini. Ricostruire il passato politico di Ernesto Sica, malgrado la giovane età, non è cosa breve. Cresciuto sotto la guida di De Mita e così intimo con lo stesso da far circolare voci di una sua relazione amorosa con la figlia dell’ex capo della DC, Sica è un enfant-prodige della politica. Figlio di industriali del settore conserviero, chi lo conosce bene afferma che già a 12 anni il piccolo Ernesto aveva un solo sogno: fare il Sindaco. Una stazza possente, poco sotto i due metri d’altezza e un fisico da pallavolista, Sica viene eletto per la prima volta a 28 anni, nel 1999, a Consigliere provinciale nella circoscrizione di Salerno 6. Nel maggio del 2000 esaudisce il suo desiderio, diventando con un grande consenso (66%) Sindaco di Pontecagnano Faiano. Ma la carriera è solo all’inizio. Nel 2004 è nominato Assessore provinciale all’Urbanistica nella giunta di centrosinistra guidata da Angelo Villani. Nel 2005, fra i più votati d’Italia, con circa 28.000 preferenze, viene eletto Consigliere regionale della Campania, forse anche grazie alla generosità verso il partito (la Margherita) al quale regala ogni anno nel suo Comune la festa Regionale con ospiti e cantanti sempre straordinari (da De Gregori a Massimo Ranieri). Nel 2007 Sica rompe con De Mita e cambia casacca, passando al Pdl. Nel 2008, è rieletto – manco a dirlo – Sindaco di Pontecagnano Faiano. Nel 2009 è di nuovo Assessore provinciale, ma nella giunta Cirielli (questa di centrodestra), nomina che però dura fino al maggio 2010, quando, pare su indicazione diretta di Berlusconi, viene nominato Assessore all’Avvocatura della Regione Campania.
Ma non basta, perché nei ritagli di tempo Ernesto Sica trova anche il tempo di presiedere il Consorzio Aeroporto di leggi tutto »
Un tempo, il settore pubblico rappresentava il posto fisso tanto agognato da milioni di italiani, quello che dava la sicurezza economica su cui costruire il proprio futuro. Oggi però, un po’ per l’indebitamento patito dagli enti pubblici, che pure sono incappati nel sistema dei “titoli spazzatura” oltre che nei soliti sprechi, ma soprattutto, per la lottizzazione selvaggia messa in piedi dal vecchio sistema partitocratico, con cui i vecchi partiti si spartivano i posti pubblici in cambio di voti, anche il posto fisso statale è diventato una chimera.
Tra i tanti concorsi pubblici continuamente rinviati, oggi vi parlo del Concorso alla Regione Basilicata, indetto lo scorso anno in quel di aprile, che prevede 78 posti divisi per 15 profili diversi. Sul sito della Regione, il Presidente De Filippo salutava il concorso con un messaggio degno del miglior Winston Churchill: leggi tutto »
9 COMUNI DEL PARCO DEI MONTI PICENTINI PARTNER DEL PROGETTO REGIONALE SUL RIPASCIMENTO E RIQUALIFICAZIONE DELLE SPIAGGE DELLA COSTIERA SALERNITANA
di GIUSEPPE NAPOLI
Mari e monti nello stesso piatto. La nocciola di Giffoni e le alici salernitane. I sentieri boschivi dei monti Picentini e le passeggiate dorate della fascia costiera. Il fresco e il caldo. La raccolta delle olive dop e la pesca a strascico. Enti montani che si travestono da marini per accaparrarsi i famigerati finanziamenti regionali dei cosiddetti Accordi di Reciprocità. Soldi per 500 milioni di euro provenienti dal Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) e destinati a premiare progettualità e piani di sviluppo modellati da raggruppamenti di territori dalle comuni ed omogenee caratteristiche. Tante comunità, un solo piano d’intervento. Uniti. Coesi. Un tutt’uno. La collina va con la collina, la montagna con la montagna, il mare con il mare. Niente melting-pot. Ma si sa: la geografia politica non conosce confini. La coperta si accorcia. Le distanze si rimpiccioliscono. Latitudine e longitudine si sovrappongono. Il mare bagna la montagna. E nove comuni dell’entroterra salernitano che, sino a ieri, costituivano la spina dorsale della comunità montana dei Picentini (Acerno, Castiglione del Genovesi, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, San Mango Piemonte, San Cipriano Picentino) si ritrovano, oggi, partner istituzionali di Salerno e Pontecagnano nel progetto presentato alla Regione Campania riguardante il ripascimento delle spiagge, la loro difesa ed il recupero ambientale della fascia costiera. Al tavolo, apparecchiato con antipasto mari-e-monti, siedono anche i comuni di Bellizzi e Fisciano. Tutt’altro che marini entrambi, visto che il primo sta a 60 metri sul livello del mare ed il secondo addirittura a 320. leggi tutto »
Dar da mangiare agli affamati. Da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Ma anche dare un lavoro ai disoccupati. Una casa a chi non ce l’ha. Togliere ai ricchi per dare ai poveri. Che nessuno resti indietro. Che nessuno abbia una dignità sociale più linda e profumata dell’altro. Romano Ciccone –Lello per gli amici- non pensava che, presto o tardi, sarebbe arrivata a tanto la sua missione politica. Nessuna vocazione. Non c’entra lo Spirito Santo. E’ stato il presidente della Provincia di Salerno in persona, Edmondo Cirielli, a far discendere sul consigliere comunale del Pdl, con Decreto n. 179 del 19 ottobre 2009, le delega “tecnico-politica in materia di lotta alla povertà e dignità sociale”. Ciccone, che di professione fa l’avvocato, è il settimo consulente politico nominato Gratis et amore Dei dal presidente Cirielli dall’inizio del suo mandato a Palazzo Sant’Agostino. Sette come le opere di misericordia corporale cucite addosso al nuovo paladino dei poveri. Ma perché proprio l’avvocato Ciccone? Perché non, ad esempio, padre Alex Zanotelli? O don Luigi Merola? Perché non affidare una delega dai risvolti così profondi -che di politico ha solo l’affiliazione (al Pdl) e l’investitura ad personam dall’alto- ad un missionario laico? No: Romano Ciccone. leggi tutto »
Stesse scene. Stessi volti. Stesse barricate. Identica militarizzazione. Da Rosarno a San Nicola Varco, la mezzaluna colonizzata dagli schiavi della Piana del Sele. Li aspettavano di notte. Arrivarono alle 8 del mattino. Oltre 60 mezzi blindati e 650 uomini tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e perfino la forestale per procedere allo sgombero coatto di oltre mille immigrati di colore ed alla tabula rasa delle favelas di San Nicola Varco. «Chi entra è morto, chi esce è appena nato». La scritta è in arabo. Campeggiava su uno dei muri all’ingresso. Suonava quasi come un avvertimento per i nuovi arrivati. Liberazione per quei pochi che riuscivano a scappare.
Diseredati. Ghettizzati. Clandestini. Rifugiati. Terroristi (?). Gente vomitata dalle loro terre e spedita all’inferno, tra parquet d’immondizia e pennnellate di fango. Dio solo sa quanti ne erano: mille e forse anche di più. Marocchini, tunisini, magrebini. Potevano finire in una serra di pomodori a Ragusa o in Puglia e invece seguirono le orme di Cristo: si fermarono ad Eboli, poco più in là, a San Nicola Varco, nelle cascine abbandonate attorno ad un vecchio silos di granaio. A due passi da un enorme capannone. Un mercato ortofrutticolo di proprietà della Regione Campania costato la bellezza di 20 miliardi di vecchie lire e mai entrato in funzione. Sullo sfondo, a perdita d’occhio, i campi e le serre delle multinazionali dell’agroalimentare.
Disperati del mare approdati nel regno delle mozzarelle e dei beauty farm, in questo scorcio di periferia dove ti alzi alle 4 del mattino, prendi la bici e ti fai spedito 30 km fino al primo “caporale”. leggi tutto »
Abiti lisi, viso emaciato, sguardo pietoso e barba incolta. Voce piagnucolosa e postura ossequiosa. In provincia di Palermo inizia l’invasione dei Babbi Natale alla rovescia, non portano doni ma chiedono un pensiero per i carcerati, come non muoversi a compassione? Mica elemosina, volete offendere, che ci facciamo con uno o due euro? Cinque euro è il minimo sindacale, dieci o venti meritano un grazie e una segnalazione nella lista dei generosi su cui poter sempre contare. Con cinquanta ci si riconosce, per qualsiasi cosa a disposizione dottò, menza parola, anzi manco quella, il nostro amico la manda a salutare e ricambi ci mancherebbe. Siamo a posto. Messi a posto. Senza pensarci, cosa vuoi che sia, poveri disgraziati, raccolgono due lire, pure il parrino lo va dicendo.
È il pizzo di Natale. Bando alle ipocrisie, chiamiamo le cose col loro nome. Denunce, ovviamente, zero. Segnalazioni manco. Confidenze, poche e con mille tra avvertenze e distinguo. Mezze frasi smozzicate al bar, ecco davanti al caffè qualcosina evapora, quel sorriso benevolo e fatalista, tutti in fondo dobbiamo campare. A denti stretti, per prudenza e adesso anche con un po’ di rabbia. I negozi dei paesi della provincia di Palermo sono vuoti. Lo shopping di Natale è solo in televisione nei rassicuranti Tg nazionali che ci raccontano come stiamo volteggiando fuori dalla crisi. Palle. La crisi, dalle nostre parti, comincia a mordere adesso. A parte la nuova classe moèchantò, piccola e sempre più sguaiata minoranza alcolica, che fa dello sfarzo esibito il simbolo più volgare di un’esistenza millesimata, la gente comune, dai resistenti alla media e piccola borghesia, stringe la cinghia. Si spende meno, e meno si incassa e per il negozio di paese quelle venti o cinquanta euro pesano. Scoccia sganciare il soldo, e magari in silenzio si fa strada una domanda: ma perché? leggi tutto »
Last minute country (Apologia di un Paese mai nato) venerdì 17 settembre, ore 21:30 - Festa nazionale dell'Avanti! - Ferrara, Casa del Popolo di Ravall