Archive for the 'Zona franca' Category
9 COMUNI DEL PARCO DEI MONTI PICENTINI PARTNER DEL PROGETTO REGIONALE SUL RIPASCIMENTO E RIQUALIFICAZIONE DELLE SPIAGGE DELLA COSTIERA SALERNITANA
di GIUSEPPE NAPOLI
Mari e monti nello stesso piatto. La nocciola di Giffoni e le alici salernitane. I sentieri boschivi dei monti Picentini e le passeggiate dorate della fascia costiera. Il fresco e il caldo. La raccolta delle olive dop e la pesca a strascico. Enti montani che si travestono da marini per accaparrarsi i famigerati finanziamenti regionali dei cosiddetti Accordi di Reciprocità. Soldi per 500 milioni di euro provenienti dal Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) e destinati a premiare progettualità e piani di sviluppo modellati da raggruppamenti di territori dalle comuni ed omogenee caratteristiche. Tante comunità, un solo piano d’intervento. Uniti. Coesi. Un tutt’uno. La collina va con la collina, la montagna con la montagna, il mare con il mare. Niente melting-pot. Ma si sa: la geografia politica non conosce confini. La coperta si accorcia. Le distanze si rimpiccioliscono. Latitudine e longitudine si sovrappongono. Il mare bagna la montagna. E nove comuni dell’entroterra salernitano che, sino a ieri, costituivano la spina dorsale della comunità montana dei Picentini (Acerno, Castiglione del Genovesi, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, San Mango Piemonte, San Cipriano Picentino) si ritrovano, oggi, partner istituzionali di Salerno e Pontecagnano nel progetto presentato alla Regione Campania riguardante il ripascimento delle spiagge, la loro difesa ed il recupero ambientale della fascia costiera. Al tavolo, apparecchiato con antipasto mari-e-monti, siedono anche i comuni di Bellizzi e Fisciano. Tutt’altro che marini entrambi, visto che il primo sta a 60 metri sul livello del mare ed il secondo addirittura a 320. leggi tutto »
Febbraio 02 2010 | Zona franca | No Comments »

GIUSEPPE NAPOLI
Dar da mangiare agli affamati. Da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Ma anche dare un lavoro ai disoccupati. Una casa a chi non ce l’ha. Togliere ai ricchi per dare ai poveri. Che nessuno resti indietro. Che nessuno abbia una dignità sociale più linda e profumata dell’altro. Romano Ciccone –Lello per gli amici- non pensava che, presto o tardi, sarebbe arrivata a tanto la sua missione politica. Nessuna vocazione. Non c’entra lo Spirito Santo. E’ stato il presidente della Provincia di Salerno in persona, Edmondo Cirielli, a far discendere sul consigliere comunale del Pdl, con Decreto n. 179 del 19 ottobre 2009, le delega “tecnico-politica in materia di lotta alla povertà e dignità sociale”. Ciccone, che di professione fa l’avvocato, è il settimo consulente politico nominato Gratis et amore Dei dal presidente Cirielli dall’inizio del suo mandato a Palazzo Sant’Agostino. Sette come le opere di misericordia corporale cucite addosso al nuovo paladino dei poveri. Ma perché proprio l’avvocato Ciccone? Perché non, ad esempio, padre Alex Zanotelli? O don Luigi Merola? Perché non affidare una delega dai risvolti così profondi -che di politico ha solo l’affiliazione (al Pdl) e l’investitura ad personam dall’alto- ad un missionario laico? No: Romano Ciccone. leggi tutto »
Gennaio 20 2010 | Zona franca | No Comments »
GIUSEPPE NAPOLI
Stesse scene. Stessi volti. Stesse barricate. Identica militarizzazione. Da Rosarno a San Nicola Varco, la mezzaluna colonizzata dagli schiavi della Piana del Sele. Li aspettavano di notte. Arrivarono alle 8 del mattino. Oltre 60 mezzi blindati e 650 uomini tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e perfino la forestale per procedere allo sgombero coatto di oltre mille immigrati di colore ed alla tabula rasa delle favelas di San Nicola Varco. «Chi entra è morto, chi esce è appena nato». La scritta è in arabo. Campeggiava su uno dei muri all’ingresso. Suonava quasi come un avvertimento per i nuovi arrivati. Liberazione per quei pochi che riuscivano a scappare.
Diseredati. Ghettizzati. Clandestini. Rifugiati. Terroristi (?). Gente vomitata dalle loro terre e spedita all’inferno, tra parquet d’immondizia e pennnellate di fango. Dio solo sa quanti ne erano: mille e forse anche di più. Marocchini, tunisini, magrebini. Potevano finire in una serra di pomodori a Ragusa o in Puglia e invece seguirono le orme di Cristo: si fermarono ad Eboli, poco più in là, a San Nicola Varco, nelle cascine abbandonate attorno ad un vecchio silos di granaio. A due passi da un enorme capannone. Un mercato ortofrutticolo di proprietà della Regione Campania costato la bellezza di 20 miliardi di vecchie lire e mai entrato in funzione. Sullo sfondo, a perdita d’occhio, i campi e le serre delle multinazionali dell’agroalimentare.
Disperati del mare approdati nel regno delle mozzarelle e dei beauty farm, in questo scorcio di periferia dove ti alzi alle 4 del mattino, prendi la bici e ti fai spedito 30 km fino al primo “caporale”. leggi tutto »
Gennaio 11 2010 | Zona franca | 3 Comments »
WALTER MOLINO
Abiti lisi, viso emaciato, sguardo pietoso e barba incolta. Voce piagnucolosa e postura ossequiosa. In provincia di Palermo inizia l’invasione dei Babbi Natale alla rovescia, non portano doni ma chiedono un pensiero per i carcerati, come non muoversi a compassione? Mica elemosina, volete offendere, che ci facciamo con uno o due euro? Cinque euro è il minimo sindacale, dieci o venti meritano un grazie e una segnalazione nella lista dei generosi su cui poter sempre contare. Con cinquanta ci si riconosce, per qualsiasi cosa a disposizione dottò, menza parola, anzi manco quella, il nostro amico la manda a salutare e ricambi ci mancherebbe. Siamo a posto. Messi a posto. Senza pensarci, cosa vuoi che sia, poveri disgraziati, raccolgono due lire, pure il parrino lo va dicendo.
È il pizzo di Natale. Bando alle ipocrisie, chiamiamo le cose col loro nome. Denunce, ovviamente, zero. Segnalazioni manco. Confidenze, poche e con mille tra avvertenze e distinguo. Mezze frasi smozzicate al bar, ecco davanti al caffè qualcosina evapora, quel sorriso benevolo e fatalista, tutti in fondo dobbiamo campare. A denti stretti, per prudenza e adesso anche con un po’ di rabbia. I negozi dei paesi della provincia di Palermo sono vuoti. Lo shopping di Natale è solo in televisione nei rassicuranti Tg nazionali che ci raccontano come stiamo volteggiando fuori dalla crisi. Palle. La crisi, dalle nostre parti, comincia a mordere adesso. A parte la nuova classe moèchantò, piccola e sempre più sguaiata minoranza alcolica, che fa dello sfarzo esibito il simbolo più volgare di un’esistenza millesimata, la gente comune, dai resistenti alla media e piccola borghesia, stringe la cinghia. Si spende meno, e meno si incassa e per il negozio di paese quelle venti o cinquanta euro pesano. Scoccia sganciare il soldo, e magari in silenzio si fa strada una domanda: ma perché? leggi tutto »
Dicembre 17 2009 | Zona franca | No Comments »
GIUSEPPE NAPOLI
Dimenticato dal mondo nel cunicolo dell’indifferenza. Vomitato dalla normalità di una sepoltura. E dal pianto di un parente. Nessuno l’ha visto. Nessuno s’è preoccupato di lui. Nessuno ha sentito il putrido odore della morte. Nessuno l’ha cercato, a parte la famiglia. Nomen omen. All’anagrafe dei diseredati, il povero cristo ritrovato, per caso, negli scantinati bui e fetidi dell’ospedale di Salerno sta alla “enne”: Nessuno.
Una storia raccapricciante, che si alimenta di lacrime e marciume. Fatta a brandelli come il suo corpo. Una storia aberrante. Di pietas umana. Per provare, se si può, ad attenuare l’orrore di questa morte e il dolore della famiglia. All’inizio è un macabro gioco alla roulette. E’ un extracomunitario. No, è un italiano. Come se la razza negletta dello straniero fosse il distinguo sine qua non di una comoda giustificazione. Si scopre, alla fine, che quel cadavere raggomitolato come una larva, è un ex paziente ricoverato nei primi di settembre al reparto Malattie Infettive dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Il database dell’azienda ospedaliera stringe ulteriormente il cerchio. E’ un ex tossicodipendente di 40 anni. Il fratello ne aveva denunciato la scomparsa. Si copre che il famigerato signor Nessuno è tal Renato Ingenito di Angri. Rimasto lì, nel cunicolo-deposito di medicina nucleare per almeno due mesi. Chissà, forse ha chiesto aiuto. Forse ha cercato la luce dell’uscita. Forse avrà pensato: qualcuno, prima o poi, si accorgerà di me. Forse avrà persino avuto un rantolo di rassegnazione prima di guardare la morte in faccia e stringerle la mano. Ma al destino i “forse” bastano a malapena per cucire un brandello di vita. leggi tutto »
Novembre 18 2009 | Zona franca | No Comments »
I fattacci in Europa e oltreoceano sono conosciuti, studiati, analizzati. E in qualche modo si è sviluppata nella coscienza pubblica e sulla stampa un’azione di compensazione inibitiva: se fai quello non potrai far questo. Se ti comporti così, devi rinunciare a quell’ufficio. E’ un contrasto che non giudica la morale ma solo le conseguenze pubbliche di una condizione privata particolare. E’ la difesa dell’integrità della pubblica funzione, della impermeabilità a qualunque ricatto che il potere dovrebbe in teoria assicurare. I fattacci italiani, invece, sono stati insabbiati oppure tenuti sospesi nell’alveo magico del gossip. Derubricazione di un fatto da grande a piccino, da politico a personale, da pubblico a privato. Vicenda da buco della serratura. Scandalo rosa, evento futile, roba da rotocalco popolare, rivista per ingannare l’attesa dal parrucchiere. Gossip. Parola fino a qualche anno fa utilizzata soltanto dagli addetti ai lavori e oggi, non a caso, entrata nel lessico comune a discriminare i fatti importanti da quelli irrilevanti. L’universo di questi eventi è stato fatto rientrare in una no fly area, in una zona interdetta al racconto e al giudizio. Una sorta di immunizzazione popolare, complice una stampa e soprattutto una televisione reticente, ha reso incerte e buffe le vicende che hanno riguardato il tragitto dei corpi di tante ragazze dal punto di partenza alla finale destinazione. leggi tutto »
Novembre 03 2009 | Zona franca | No Comments »
Per evitare che chi volesse leggere ‘Peccatori’ lo prenda quasi per un istant-book, costruito su tutta la ‘robaccia’ che sta alimentando le cronache di questi mesi (e anche, purtroppo, di questi giorni), il suo autore, Antonello Caporale, premette quasi immediatamente che il libro nasce, invece, dalla lettura di un saggio del teologo Vito Mancuso sul fatto che, in Italia, manca una religione civile. Argomento delicatissimo in un Paese che da sempre si vanta di essere sensibile e attento alle problematiche dell’etica e che, invece, si ritrova a doversi confrontare, giorno dopo giorno, con una crisi di valori che riguarda, trasversalmente, tutti gli strati sociali: da quelli piu’ alti sino alla base della piramide della nostra societa’, dove ognuno, guardando alla vita dalla propria prospettiva, si e’ disegnato un canone e pretende che anche gli altri lo rispettino. Il tutto seguendo il filo dei Comandamenti, di come le dieci regole spesso siano interpretate a seconda della convenienza personale e non per quello che dovrebbe essere un comportamento generalizzato. E’, quella descritta da Caporale, giornalista dalla prosa e dalla parole tagliente, una realta’ che e’ difficile non riconoscere in quella che, quotidianamente, si propone all’attenzione di chi la vive. leggi tutto »
Novembre 03 2009 | Zona franca | No Comments »
Benvenuti a Rieti, «luogo di una delle più resistenti bugie dall’unità d’Italia ad oggi. E’ una promessa elettorale che si rinnova da un secolo e mezzo. Mai mantenuta ma sempre confermata, vidimata, annunciata come prossima». Indovinato di che si tratta?
Bravi, la ferrovia Rieti-Roma. Ne scrive diffusamente Antonello Caporale nel suo ultimo libro “Peccatori”, ovvero gli italiani nei dieci comandamenti a proposito dell’ottavo, non dire falsa testimonianza. Ma magari dal primo che si spericolò a promettere un “ponte tra due mari” - il delegato apostolico di Ascoli Piceno, il 15 luglio del 1846 - per parecchi sarà scattata una prescrizione assolutoria. Gli ultimi però sarebbero ancora perseguibili: «la troika Lunardi-Cicolani-Rositani che nel maggio 2003 illustra uno sfarzoso progetto per avvicinare Rieti alla capitale» e, da ultimo, Fabio Melilli e la sua prima giunta, che nel dicembre 2008 promettono «un treno veloce per la città eterna(mente) lontana in un’ora e 40 minuti» in un orario «scomodo se non proprio inutile per studenti e lavoratori, una presa in giro costata 700mila euro».
Tra il delegato apostolico e l’ecumenico presidente sfila tutta la Rieti che conta da metà Ottocento ai primi del Duemila, già oggetto degli studi (e di due libri) di Roberto Lorenzetti, dal deputato Luigi Solidati Tiburzi - che nella sua Contigliano almeno il treno ce lo fece passare per davvero, il 16 ottobre 1833, anche se andava o a Terni o a L’Aquila - al podestà Marcucci, che con Benito Mussolini perorò la causa “della costruzione ferroviaria Rieti-Fara Sabina fino al “senatore Angelo Cicolani, che nel marzo del 2006 inneggiò al Cipe: «Con i 90 milioni di euro per la Passo Corese-Osteria Nuova la strada è in discesa».
Ma guai a prendercela solo coi politici, come dice la ggente: «Vogliamo credere in qualcosa, odiare qualcuno. Vogliamo sognare o disperarci. E loro ci accontentano». Tutto qua.
(dal Messaggero dell’1 novembre 2009)
Novembre 03 2009 | Zona franca | No Comments »
di FABRIZIO D’ESPOSITO per Il Riformista
Impuniti. Poi Mediocri. Adesso Peccatori. Antonello Caporale conclude per Baldini Castoldi Dalai la sua originale trilogia sugli italiani. Caporale è un giornalista di Repubblica, che a un certo punto si è stufato della cronaca e dei retroscena di Palazzo ed è andato a guardare il paese reale. Così il passo dal quotidiano al libro è stato brevissimo. In tre anni, Caporale ha raccontato con il suo stile rotondo e acuminato al tempo stesso, ossessionato dai dettagli, una repubblica fondata sugli sprechi e i privilegi (Impuniti), che caccia i suoi talenti migliori e venera tronisti e veline (Mediocri). Stavolta è il turno dei nostri peccati. Tanti. Peccati civili, però. Perché in Italia manca una religione civile: «Non c’è un Dio laico sopra la nostra testa, non c’è una religione civile che ci tenga uniti e dia decoro alla nostra cittadinanza. Ci sentiamo soli e dispersi. L’unica tavola che ricordiamo, forse, è quella dei dieci comandamenti».
In un paese che «ha smarrito la bussola, e forse nemmeno la cerca più», Caporale “legge” quest’Italia berlusconiana, e prima ancora democristiana, ma sempre furba e senza etica, alla luce del decalogo che Dio dettò a Mosè sul Sinai. I toni però non sono da censore. Anzi. Con sguardo disincantato e senza pregiudizi, l’autore muove la sua ricerca «da un fenomeno che si è fatto religione: il berlusconismo». Di fronte al quale, non c’è demonizzazione che tenga. Molto più semplicemente l’Italia si è arresa al Cavaliere che «trasforma l’apparenza in realtà». Il problema è sì lui, «dittatore, duce, satrapo, imperatore, sultano, zar», ma anche e soprattutto l’atroce paura di Gaber buonanima: «Non temo il Berlusconi in sé. Temo il Berlusconi in me». Illuminante l’amara battuta di Roberto Benigni che Caporale riporta per dimostrare quanto sia cambiata la percezione del peccato nel nostro paese: «Clinton negava e invece a Berlusconi gli piace farlo sapere». Il riferimento è agli scandali sessuali del presidente del Consiglio, dalla minorenne di Casoria alla matura escort di Bari. leggi tutto »
Ottobre 25 2009 | Zona franca | No Comments »
GIUSEPPE NAPOLI
Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca prova a fare outing. A modo suo, ovviamente. Considerata la sua riconosciuta inclinazione etero. Ed ha scelto la suggestione natalizia per farlo. I colori delle tradizionali luminarie che ogni anno bardano come carrozze principesche le strade del centro cittadino. Esattamente come accade da un paio d’anni a questa parte a Torino e Madrid: le luci d’artista hanno la stessa “firma”. Con la differenza che, stavolta, la mano dell’istrione che ha disegnato l’allegoria di Natale ha deciso di omaggiare (anche) il mondo omosessuale. Scegliendo di inserire nel luccichio di cuoricini e stelline, due triangoli sovrapposti dal chiaro richiamo alla stella di David, simbolo della comunità ebraica mondiale sopravvissuta alla Shoah. Secondo l’interpretazione simbolica corrente. Il retropensiero, però, sarebbe anche un altro. Perchè il doppio triangolo -uno col vertice rivolto verso il basso e l’altro con la punta verso l’alto- è uno dei simboli legati all’universo gay. Lesbiche incluse. Cos’è? Un sottile gesto di apertura nei confronti del mondo omosex della città? I pannelli natalizi al centro della singolare trovata sono quelli sistemati lungo via Diaz, la traversa che fa da angolo al bar Moka. In pieno centro cittadino, insomma.
La tentazione è forte. Tutti col naso all’insù. Per il momento a luminarie spente, perchè il magico bottone verrà pigiato solo il prossimo 6 novembre. Una data che rischia di diventare storica, per Salerno. Perchè a luci accese, si capirà se l’icona omosex sarà in grado di smontare la dicotomia etero-gay e di azzerare retaggi culturali ancora legati al distinguo sessuale. De Luca, da parte sua, sembra far chiarezza in merito: «Abbiamo deciso di lasciare questo simbolo come segno di solidarietà al mondo omosessuale in un momento delicato scandito dagli ultimi gravi fatti di cronaca». leggi tutto »
Ottobre 19 2009 | Zona franca | No Comments »
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