Archive for the 'Antonello Caporale' Category

Io accuso

Ho finalmente tra le mani le querele notificatemi dai sindaci delle città di Messina e di ReggioCalabria, e una terza del presidente dei commercianti Centovetrine. Tutti si lagnano perchè io avrei disonorato le città, avrei calunniato gli abitanti.
Non c’è più vergogna perchè non esiste pudore, prudenza, responsabilità e diritto. Io ho accusato e qui riconfermo le amministrazioni che si sono succedute sia a Messina sia a Reggio Calabria (a Reggio in verità con la felice parentesi della giunta Falcomatà) per aver ridotto i cittadini a clientes e le città a un vuoto tecnico: porzioni di abitati senza fogne, o senza acqua. Senza lavoro e senza speranza. Messina ha il tasso più alto di vulnerabilità sismica e il dissesto più grave dal punto di vista idrogeologico. Reggio ha l’indice più alto di penetrazione mafiosa. Questi sono fatti. Le frane e i morti sono fatti, Le baracche nel centro città sono fatti, le ripetute, oramai permanenti inchieste giudiziarie sono fatti.
E io dovrei pagare? Io dovrei risarcire chi? E cosa?
Il sindaco Buzzanca invece di badare all’efficienza della sua amministrazione, al malgoverno che ha permesso ogni devianza, ogni abuso, punta il dito contro di me.
E Scopelliti? Scopelliti che guida una città senza acqua e paga Rtl, la radio dei very normal people, un milione di euro ad agosto per candeggiare la sua cattiva coscienza. Scopelliti dovrebbe querelare la ndrangheta che detiene la Calabria, il malaffare che la pervade. Non me.
Avrò piacere di rispondere a ogni domanda dei giudici, e resistere a qualunque intimidazione.
Resisterò con ogni forza e finchè la Costituzione sarà vigente, questa Costituzione, io eserciterò il diritto di manifestare il mio pensiero, e la libertà di esprimere le mie opinioni.
Le opinioni, seppure serrate, fanno male ma non diffamano. E’ la forza della realtà che diffama noi stessi.
Spendo un ultimo rigo per dire ai messinesi e ai reggini: solo quando la squadra di calcio retrocede è tempo di contestare e scendere in strada? Non vedete? Non udite? Il fango sotto cui è franata Giampilieri è fango che sporca il viso di tutti. Ripeto: di tutti.

Marzo 09 2010 | Antonello Caporale | 5 Comments »

Il candidato è candidabile. “I manifesti li ho, cerco un partito”

bisso

ROMA - Nicola Bisso è un imprenditore genovese. Costruisce case e servizi legati all’edilizia. Dà lavoro a 120 persone. Ha quarantacinque anni, una figura sportiva e tante passioni. Dopo il motocross, la politica. Bisso si era quasi accasato con l’Udc, per correre alle prossime regionali liguri. All’ultimo momento Pierferdinando Casini, senza un come e un perché, l’ha depennato dalla lista. Adesso è come quei calciatori senza squadra.
Eppure aveva pianificato tutto.
“Da luglio che sono operativo”.
Manifesti grandi e piccoli.
“Tutti installati nei posti strategici della città”.
La sua grande intuizione, perché davvero è memorabile, è stata quella di non far strappare i manifesti quando le hanno cestinata la candidatura.
“Sono lì, con la mia faccia e la mia storia”.
Il simbolo dell’Udc l’ha tolto, quindi.
“In quelli più grandi l’ho fatto togliere”.
Bisso, il primo candidato senza partito.
“Ecco sì, sono proprio fuori”.
Diciamo che è un candidabile più che candidato.
“Giro per la città e vedo la mia faccia”
Ma perché l’hanno fatta fuori?
“Ho voti, facevo paura”.
La sua precedente esperienza con la lista Dc ha contato.
“Mi sono candidato alla presidenza della Provincia. Ho raccolto lo 0,83 per cento.
Sembra una percentuale modesta, però con Pizza alle spalle nulla è facile.
“Vorrei proprio vedere!”.
Il grande salto all’Udc è sfumato per un soffio.
“Non mi faccia dire…”.
Comunque lei adesso è libero e chi vuole ha ancora qualche giorno per ingaggiarla.
“Sono un moderato, vorrei accasarmi con un partito coerente con le mie idee”.
Il suo cartellino è qui.
“Sono libero da ogni ideologia”.
Tentiamo di capire a quale squadra può interessare.
“Lista Biasotti, innanzitutto”.
Lista civica e moderata.
“Ma lui mi ha detto: vai con qualche altro che con tutti i tuoi voti tagli le gambe a chi si vede a un passo dall’elezione”.
Lei fa paura.
“Gliel’ho detto. I miei 3800 voti fanno paura”.
Allora vada con la lista Il Centro!
“Quella di Pizza e Sandri?”
Pizza è sottosegretario, qui a Roma.
“Non lo conosco personalmente”.
Lo potrei chiamare io, esporre la sua vicenda…
“Se chiama lei mi farebbe una grande cortesia”.
S’immagini.
“Grazie”.

da: www.repubblica.it

Febbraio 26 2010 | Antonello Caporale | 1 Comment »

L’Aquila, i controllori spariti

Per aiutare Guido Bertolaso, agevolandone l’attività con il controllo dei contratti che il dipartimento della Protezione civile avrebbe sottoscritto in tutta fretta per far fronte alla più grave delle emergenze, Silvio Berlusconi rese pubblica l’ordinanza del 9 aprile 2009 in cui, all’articolo 8 comma 3, si istituiva un super comitato per la verifica dei conti. I conti del terremoto dell’Aquila. Una commissione di garanzia snella (solo tre membri) presieduta da un magistrato della Corte dei Conti.
Perfetto. Fu subito chiamato all’opera il giudice Salvatore Nottola, presidente della sezione Lazio della Corte. Magistrato di lungo corso, esperto e solerte. Nottola ora ricorda: “Fui gratificato da quella nomina e pronto a mettermi al lavoro. Trascorse alcune settimane, feci chiamare il dipartimento della Protezione civile dalla mia segretaria per sapere quando e come organizzarci. Le risposero che l’emergenza era tale da impedire una riflessione in merito”. Nottola comprese e attese ancora. “Nessuno mi richiamò e allora, alla fine di luglio, ritelefonai io. Mi spiegarono ancora che la commissione di garanzia non era un’urgenza. Ne ho preso atto, e ho continuato ad attendere”. leggi tutto »

Febbraio 15 2010 | Antonello Caporale | 1 Comment »

Il candidato Cioè

“Cioè” è un avverbio dichiarativo che non andrebbe insolentito con il nostro vizio di piegarlo a qualunque necessità. Cioè era un peccato tendenzialmente giovanile, vivo nelle fasce sociali meno esposte alla sintassi. Era, perché la politica si è impadronita anche di questo cattivo vezzo mostrando, con l’eloquio di Rocco Palese, candidato del centrodestra alla poltrona di governatore della Puglia, di volerlo sdoganare senza remore e condurlo prepotentemente nelle stanze del potere.
Palese, che di anni ne ha qualcuno più di venti, si è fatto inquadrare dalla telecamera e ha imposto ai telespettatori baresi 70 cioè in dodici periodi nel tempo record di sei primi e ventinove secondi. Vedere per credere. Palese, il candidato Cioè, c maiuscola, non si è arreso alle prime timide proteste dell’intervistatrice, che distintamente fantasticava una museruola, e anzi ha continuato personalizzando l’avverbio e riducendolo - come per crasi - in un indeterminato e pugliese cè (accento ma senza apostrofo). leggi tutto »

Febbraio 11 2010 | Antonello Caporale | 4 Comments »

Io, mammeta e tu. La politica in famiglia

IO, mammeta e tu. Ogni cosa al suo posto e ogni ramo dell’albero genealogico reinnestato al fusto, perché si onori la memoria. “Torno, la storia ci ha dato ragione” dice Angelo Gava, figlio di Antonio che Francesco Cossiga già definì “boss figlio di boss”: sette volte ministro, arrestato, condannato e poi assolto in Cassazione per associazione mafiosa e nipote di Silvio, tredici volte ministro. Angelo vuol divenire consigliere regionale della Campania, il Popolo della libertà lo ospita e con riguardo in lista. In effetti anche la signora Flora, consorte di Armando De Rosa, ex assessore regionale e grande accusatore di Gava, è ai nastri di partenza nello stesso schieramento.

Adesso che le cronache narrano dell’ampliamento alla famiglia delle leggi ad personam, la famiglia, appunto, corre avanti e intercetta i posti in prima fila della prossima tornata elettorale. Al nord ancora non si sa, ma al sud è tutto ben apparecchiato. In Campania, per esempio, un tentativo lo farebbe (lo farà) Giovanni, figlio di Carmine Mensorio, ex senatore, Ettore, figlio di Ortensio Zecchino, ex ministro, Simone, figlio di Antonio Valiante, attuale vicepresidente della Giunta. Ah, dimenticavamo i coniugi Mastella. Sia lui (”sarò capolista a Napoli”) che lei (”sarà candidata a Benevento”) di nuovo in campo. Vicini e felici.

L’Italia è lunga ma federale. E a casa propria ciascuno fa come vuole. A Bologna, per esempio, il sindaco si dimette per l’annuncio a suo carico di un’inchiesta per peculato. Il Pd ha applaudito: ben fatto! A Napoli il Pd apre alle primarie. In lizza Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, che ha però sul groppone non una ma due inchieste (concussione) e una domanda di arresto che l’aula di Montecitorio, al tempo in cui il candidato era deputato, negò ai giudici.

Federalismo, regionalismo. Cioè, ripetiamo: ognuno padrone a casa propria. Il ministro Calderoli da Milano annuncia il taglio delle poltrone. Nulla di grave, intendiamoci: neanche una seggiola è stata segata. In Calabria invece l’aumento delle poltrone è cosa fatta. leggi tutto »

Gennaio 28 2010 | Antonello Caporale | 1 Comment »

Pozzuoli, il sindaco irreperibile. Doppio incarico e doppio schieramento

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Consigliere regionale con i voti del centrosinistra, sindaco con quelli del centrodestra. La tecnica del dottor Pasquale Giacobbe, medico di base e primo cittadino di Pozzuoli, la città dei mitici Campi Flegrei, nel far resistere il proprio piede nelle classiche due scarpe, merita una menzione particolare. Perché Giacobbe ha elevato la furbizia a pratica politica complessa facendovi ricorso anche nella fase estrema della destituzione, per incompatibilità, dall’incarico regionale.
Quando finalmente la Regione Campania si è decisa - mesi dopo l’ingresso dell’incompatibile in aula - a notificargli la decisione di espellerlo dal consesso per via del suo doppio incarico, Giacobbe si è dato alla fuga. Dagli uffici comunali è scomparso e anche dalla sua abitazione. Il messo notificatore non ha potuto far altro che accertarne l’assenza, l’irreperibilità. “Macché assente, ero malato, cioè in ferie. E solo per una settimana e per questi ultimi tre giorni”, dice il sindaco ricomparso in tempo a rendere la sua furbizia vincente ed esemplare. Perché la notifica, che adesso è stata ricevuta, è compiuta fuori tempo massimo e consentirà al sindaco di resistere nel seggio fino alla scadenza naturale del prossimo marzo. Quel che voleva.
La tecnica di Giacobbe, che d’ora in poi sarà studiata e forse emulata altrove, riserva all’autore anche un altro premio. Da luglio, come la legge gli concede, pur consapevole della propria incompatibilità, ha optato di ricevere, tra le due buste paga in gara, quella più pesante: quella cioè da consigliere regionale. A cui è stato chiamato nel maggio scorso in sostituzione di un suo ex compagno di partito, Roberto Conte, destituito perché condannato. leggi tutto »

Gennaio 25 2010 | Antonello Caporale | 1 Comment »

La delega etnica

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Una nuova frontiera si è aperta grazie all’indiscutibile dote di Gianni Alemanno, sindaco di Roma. La delega etnica. Alemanno ha infatti chiamato il consigliere Domenico Naccari, calabrese di Vibo Valentia, ad occuparsi dei suoi simili: i calabresi appunto. Tecnicamente la delega dev’essere ancora strutturata e si attende giovedì prossimo, quando alla presenza del collega sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, candidato per il centrodestra alla guida di quella regione, verrà perfezionato il provvedimento. Comunione politica e geografica, assetto del territorio e divisione rigorosa dei poteri. Sarà completamente chiaro allora che Scopelliti, in virtù della sua popolarità (è uno dei sindaci più apprezzati nella consueta annuale hit parade pubblicata proprio ieri dal Sole24Ore) e della forza che presumibilmente ne discende, dovrà occuparsi – quando e se le urne lo acclameranno - dei calabresi nati e residenti in Calabria.

Però, e qui sta la forza propulsiva dell’idea che si va concretizzando, Scopelliti lavorerà in stretta connessione anche sentimentale con Alemanno. E quindi nella Capitale oltre all’amico premier Silvio Berlusconi, avrà la fortuna di trovare un suo sub-conterraneo a cui verrà affidata la gestione del vasto territorio elettorale occupato dai calabresi migranti, dagli amici, dai cugini e dai cognati. Da tutto quel popolo che in cinquant’anni si è fatto riconoscere e apprezzare per le sue doti.
Roma infatti vanta una numerosissima colonia di Calabria, una rappresentanza di popolo che si è fatta valere indiscutibilmente per doti e professionalità. Già il ragioniere generale dello Stato Monorchio, poi il presidente del Consiglio dei Lavori pubblici Misiti. Ed era la Calabria di ieri, e solo per fermarci a due piccoli esempi. Oggi calabrese è il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà; calabrese quello per le telecomunicazioni Corrado Calabrò. Calabresi assessori e grandi lobbisti.

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Gennaio 12 2010 | Antonello Caporale | 3 Comments »

Il golf, che passione!

Il golf, che passione! Oramai ha la forza suprema di una necessità urgente. L’Italia si dirige sui green con la velocità di una lepre e appena lo sguardo prende spazio l’idea si fa concreta perché, ora è chiaro, a ogni filo d’erba corrisponde un pilastrino di cemento armato, pallina bianca e mattoncino verde, cuore e ragione, sport&business.
Ricchi e felici gli italiani forse lo saranno e comunque nel prossimo ventennio ci troveremo in tanti, lucidati e ripuliti, magari ricchi e in forma, a calpestare il soffice manto erboso. Le previsioni avvisano di una moltitudine in arrivo. Vogliosa e gaudente. La scommessa è realizzarne in fretta, tanti e tanti di questi campi. La Campania, fiutando l’affare, ne ha già costruiti cinque, due sono in arrivo, altri in progettazione. E la Toscana? Primissima fila. A Castelfalfi, a Montaione la multinazionale tedesca Tui ha voglia di stupire. Si inaugurano le diciotto buche, e speriamo che sia così, a Ortovero, in provincia di Savona; a Sciacca, in Sicilia, tutto è già stato fatto per la clientela supervip della catena alberghiera di sir Forte. Nell’isola 48 sono i progetti presentati per dare modo ai siciliani di trovare dovunque una buca adeguata al loro nuovo lifestyle. Un borgo diventa un campo da golf ad Agazzano, Piacenza, anche a Bonassola, di nuovo in Liguria, e a Grado, in Friuli.
La cosa bellissima, e davvero nuova, è che la passione vale milioni ma costa zero alle casse pubbliche: uno sport divertente e verde, educato nei modi, e adesso anche piuttosto pop, perciò molto contemporaneo. Gli imprenditori si fanno avanti e sono pronti a svenarsi pur di realizzare il green. Mister Zamparini, il presidente tuttofare del Palermo calcio, per esempio, ha le idee chiare: solo cinquecentomila metri cubi di volume edificabile, 1200 case e ville, un hotel a cinque stelle. E poi, ecco la meraviglia: un fantastico campo da golf. Un affare per la comunità di Grado e per il Friuli, un ripascimento originale nelle immediate adiacenze della laguna di Caorle, poco distante dall’area dove Hemingway scivolava a caccia di anatre. leggi tutto »

Dicembre 22 2009 | Antonello Caporale | 1 Comment »

Fare i conti con le nostre parole

Se si afferma, come mi pare dica Massimo D’Alema, che per salvare questo Paese, per il bene di questo Paese, per la stessa tenuta democratica di questo Paese, sia necessario trovare con la maggioranza un punto minimo di condivisione. E se questo punto minimo finisce per concidere esattamente con la questione di come tutelare il premier dall’azione pro-tempore della magistratura, è del tutto evidente che si assume come definitiva e inappellabile la tesi che l’ordine giudiziario da potere costituzionale si sia trasformato nel tempo e in alcune sue frange in potere sovversivo. Da cui, appunto, bisogna difendersi con la forza della legge.
Basta essere chiari e dire pane al pane.
Poi però bisognerebbe anche fare i conti con le parole pronunciate…

Dicembre 19 2009 | Antonello Caporale | 1 Comment »

L’onda che è in noi

La memoria ha un’unica grande virtù: aiuta a riconoscere. Ri-conoscere: nomi, fatti, luoghi. Noi abbiamo il vizio antico di essere aggrappati unicamente al presente, qui e ora. Siamo gente dell’oggi, del che si fa stasera? Del domani è un altro giorno. Cosicché quel che è accaduto domenica a Berlusconi (e all’Italia) in piazza del Duomo scaccia, nella nostra memoria labile, ciò che ci eravamo detti su Berlusconi (e sull’Italia) sabato e prima venerdì.
Adesso siamo tutti impegnati a dare una dimensione, un contesto, un pensiero, una via di fuga civile all’aggressione incivile.
La parola chiave con cui tristemente facciamo i conti è onda. Queste giornate sono caratterizzate dall’ondata emotiva, il 5 dicembre in piazza c’era l’onda viola. Negli stadi l’onda violenta. Eccetera.
Va da sé che l’onda rappresenta un moto, appunto il moto ondoso. Va in alto e poi si acquieta, si distrae, sonnecchia, oggi ho da fare in casa e non posso proprio uscire.
Se sapessimo rinunciare all’onda potremmo innanzitutto riannodare la realtà, e anche - se riteniamo - opporci ad essa, con un filo di ragione in più. Se fossimo più tenaci, e anche più consapevoli, riusciremmo forse a farcela, a trovare una strada, un’idea, una passione comune.
Il berlusconismo nasce come frutto della cattiva politica. Ciascuno di voi avrà una spiegazione più larga e compiuta, ma di certo Berlusconi all’inizio della sua, come la chiamiamo, missione?, offre all’Italia un sogno, un futuro magari di plastica, un nuovo inizio. E offre il suo corpo.
Se invece di aggrovigliare il filo nel corpo e nelle parole di questo leader televisivo lo usassimo per partire da un punto. E tenere quel punto in alto e e teso, destineremmo di sicuro migliori energie al nostro tempo.
Di rivoluzionario ci potrebbe essere l’obiettivo, e faccio il primo esempio che mi viene, di sollecitare la politica ad almeno dimezzare in dieci anni la mole economica della corruzione in Italia che ammonta, secondo il servizio trasparenza del ministero della Pubblica amministrazione, a 60 miliardi di euro nel solo 2008.
Invece che un’onda colorata e pirotecnica, bella a vedersi ma così breve e intensa da spegnersi dopo un giorno, un movimento magari meno colorato ma meglio organizzato, più tenace, meno distratto dal presente. Pronto a conoscersi e ri-conoscersi, a tenere una rubrica telefonica comune, utilizzare un alfabeto minimo comune, selezionare un obiettivo comune e perseguirlo tutti i giorni, festivi compresi.
Cosa c’entra la corruzione con Berlusconi? C’entra.
E c’entra anche con la sinistra, con il suo nuovissimo modello di selezione e di ingaggio della classe dirigente.
Troppo generico, troppo indistinguibile fumoso parziale l’obiettivo?
Allora consideriamone un altro.
A me sembra che però l’unica cosa da non fare è restare come siamo e nel punto dove siamo. Increduli e anche un po’ catastrofisti, nel tinello di casa a bestemmiare guardando la tv.

Dicembre 16 2009 | Antonello Caporale | 1 Comment »

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