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	<title>Commenti a: Scuola e privilegi</title>
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	<description>Il giornalista di Repubblica apre un suo blog per parlare quotidianamente con i suoi lettori</description>
	<pubDate>Mon, 21 May 2012 09:18:11 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Aldina</title>
		<link>http://antonello-caporale.bcdeditore.it/2009/01/scuola-e-privilegi/comment-page-1/#comment-247</link>
		<dc:creator>Aldina</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:17:04 +0000</pubDate>
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		<description>Che Gramsci scriva ovvietà, scusami il commento, mi sembra una considerazione poco sagace. Per quanto riguarda le argomentazioni su cultura di massa e assenza di selezione l'analisi è un pò rudimentale. penso sia ancora attuale difendere il diritto allo studio soprattutto nelle cosidette zone di frontiera. Una cosa è depotenziare i livelli obbligatori di istruzione nelle aree del paese meno sviluppate, un'altra è introdurre una seria selezione nel percorso di formazione, che tra l'altro le parole di gramsci sostengono, arricchendole di una considerazione circa l'aspetto pedagocico dell'insegnamento. Il tuo ragionamento, 'le famiglie privilegiate possono fare a meno della scuola di stato', va a sostegno del fatto che la scuola pubblica vada potenziata là dove i soldi non ci sono, cosa che purtroppo in italia non è di fatto vera. Quindi l'ovvietà di gramsci non è presente nella nostra realtà, rimane un messaggio attuale e di grande forza politica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che Gramsci scriva ovvietà, scusami il commento, mi sembra una considerazione poco sagace. Per quanto riguarda le argomentazioni su cultura di massa e assenza di selezione l&#8217;analisi è un pò rudimentale. penso sia ancora attuale difendere il diritto allo studio soprattutto nelle cosidette zone di frontiera. Una cosa è depotenziare i livelli obbligatori di istruzione nelle aree del paese meno sviluppate, un&#8217;altra è introdurre una seria selezione nel percorso di formazione, che tra l&#8217;altro le parole di gramsci sostengono, arricchendole di una considerazione circa l&#8217;aspetto pedagocico dell&#8217;insegnamento. Il tuo ragionamento, &#8216;le famiglie privilegiate possono fare a meno della scuola di stato&#8217;, va a sostegno del fatto che la scuola pubblica vada potenziata là dove i soldi non ci sono, cosa che purtroppo in italia non è di fatto vera. Quindi l&#8217;ovvietà di gramsci non è presente nella nostra realtà, rimane un messaggio attuale e di grande forza politica.</p>
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		<title>Di: Anonimo con email non anonima</title>
		<link>http://antonello-caporale.bcdeditore.it/2009/01/scuola-e-privilegi/comment-page-1/#comment-236</link>
		<dc:creator>Anonimo con email non anonima</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 18:48:02 +0000</pubDate>
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		<description>Gramsci scrive un'ovvieta' per chi odia l'ingiustizia. Purtroppo, la sua interpretazione non sembra cosi' ovvia, perche' molti comunisti, soprattutto occidentali e sessantottini, pensano che questo non significhi escludere da certi studi i deficienti ricchi ed includere gli intelligenti poveri, ma piuttosto includervi anche i deficienti poveri eliminando ogni selezione. Ricreando cosi ingiustizia, perche' le famiglie privilegiate (in soldi o cultura) possono fare a meno della scuola di stato. Per cui un cinico, non io, visto il risultato, avrebbe qualche argomento nel sostenere che, forse, se gli esclusi non fossero stati deficienti non sarebbero stati proletari e comunisti. E quindi......</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gramsci scrive un&#8217;ovvieta&#8217; per chi odia l&#8217;ingiustizia. Purtroppo, la sua interpretazione non sembra cosi&#8217; ovvia, perche&#8217; molti comunisti, soprattutto occidentali e sessantottini, pensano che questo non significhi escludere da certi studi i deficienti ricchi ed includere gli intelligenti poveri, ma piuttosto includervi anche i deficienti poveri eliminando ogni selezione. Ricreando cosi ingiustizia, perche&#8217; le famiglie privilegiate (in soldi o cultura) possono fare a meno della scuola di stato. Per cui un cinico, non io, visto il risultato, avrebbe qualche argomento nel sostenere che, forse, se gli esclusi non fossero stati deficienti non sarebbero stati proletari e comunisti. E quindi&#8230;&#8230;</p>
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		<title>Di: Aldina</title>
		<link>http://antonello-caporale.bcdeditore.it/2009/01/scuola-e-privilegi/comment-page-1/#comment-231</link>
		<dc:creator>Aldina</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 08:59:38 +0000</pubDate>
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		<description>sei tu manuela, scusa ma prima non compariva...ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sei tu manuela, scusa ma prima non compariva&#8230;ciao</p>
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		<title>Di: Aldina</title>
		<link>http://antonello-caporale.bcdeditore.it/2009/01/scuola-e-privilegi/comment-page-1/#comment-230</link>
		<dc:creator>Aldina</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 08:58:10 +0000</pubDate>
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		<description>Mi appare strano parlare con un anonimo, ma penso questa sia la reltà della rete. Comunque grazie per avermi rimandato a nuovi riferimenti culturali, che purtroppo si perdono o 'beata ignoranza' (la mia) non si raggiungono. se c'è una cosa che penso è che ora
più che mai è importante studiare perché l'agire abbia un senso, e quindi ancora grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi appare strano parlare con un anonimo, ma penso questa sia la reltà della rete. Comunque grazie per avermi rimandato a nuovi riferimenti culturali, che purtroppo si perdono o &#8216;beata ignoranza&#8217; (la mia) non si raggiungono. se c&#8217;è una cosa che penso è che ora<br />
più che mai è importante studiare perché l&#8217;agire abbia un senso, e quindi ancora grazie</p>
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		<title>Di: Manuela</title>
		<link>http://antonello-caporale.bcdeditore.it/2009/01/scuola-e-privilegi/comment-page-1/#comment-229</link>
		<dc:creator>Manuela</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 09:35:16 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Aldina,
spesso leggendo Gramsci anch’io ho l’impressione che le sue parole suonino
terribilmente attuali. E’ la stessa sensazione, sconcertante a dire il vero,
che ho provato scorrendo questo articolo dell’Avanti scritto novantatré anni
fa.
Certo, sono queste le dimensioni della classicità. Lo studioso Valentino
Gerratana diceva che il pensatore sardo può essere considerato un “classico”
in quanto “interprete del proprio tempo, che rimane attuale in ogni tempo,
per le nuove generazioni che vivono altre esperienze diverse da quelle da
lui affrontate”.
Convengo, dunque, con te: cambiano i linguaggi, resta immutata la sostanza.
Drammaticamente!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Aldina,<br />
spesso leggendo Gramsci anch’io ho l’impressione che le sue parole suonino<br />
terribilmente attuali. E’ la stessa sensazione, sconcertante a dire il vero,<br />
che ho provato scorrendo questo articolo dell’Avanti scritto novantatré anni<br />
fa.<br />
Certo, sono queste le dimensioni della classicità. Lo studioso Valentino<br />
Gerratana diceva che il pensatore sardo può essere considerato un “classico”<br />
in quanto “interprete del proprio tempo, che rimane attuale in ogni tempo,<br />
per le nuove generazioni che vivono altre esperienze diverse da quelle da<br />
lui affrontate”.<br />
Convengo, dunque, con te: cambiano i linguaggi, resta immutata la sostanza.<br />
Drammaticamente!</p>
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		<title>Di: Aldina</title>
		<link>http://antonello-caporale.bcdeditore.it/2009/01/scuola-e-privilegi/comment-page-1/#comment-226</link>
		<dc:creator>Aldina</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 21:58:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antonello-caporale.bcdeditore.it/?p=197#comment-226</guid>
		<description>Non avevo mai posto dovuta attenzione al riquadro dedicato a Gramsci a cura di Manuela Cavalieri. Sarà un caso ma proprio stasera mi è caduto uno sguardo pesante sulla parola scuola, là in alto, all’inizio del capoverso. Una coincidenza, proprio stasera mi ero data alla dilettevole e dilettantesca lettura del disegno di legge proposto dall’On. Aprea, ora in discussione alla commissione cultura della Camera, con il quale l’attuale governo vuole cambiare l’istituzione scolastica e lo stato giuridico dei docenti.
Vi dirò nella parte introduttiva sono stata colta da simpatia, per il senso di libertà, intesa come autonomia pedagogica, autonomia gestionale, valore dato all’iniziativa individuale e collegiale di organi apparentemente fluidi, meno sclerotizzati dall’impianto burocratico. Poi mi sono svegliata dall’ebbrezza, che deve essere quella che prende l’utente televisivo, mentre viaggia in mondi virtuali di nette contrapposizioni e semplici idiomi. E’ emersa nella mia mente un‘immagine: i quartieri napoletani costruiti da quel, volete che lo chiami imprenditore?, no, non posso, insomma da quel figuro che fa abitare con i soldi del nostro lavoro quotidiano, persone vere in mura marce, in abitazioni infestate dalle muffe….Mi sono chiesta in quale scuola andranno i bambini, i ragazzi di quei quartieri? quale potrà essere l’autonomia intellettuale e finanziaria di una scuola edificata dove lo stato non esiste? Lo stato come lo intendo io naturalmente, ovvero noi con l’impegno civile della nostra costituzione. Sono retorica lo so, ma in questa sera, uguale ad altre vissute nella mia mediocrità, le parole di Gramsci hanno lo stesso suono che qualcuno sentì nel 1916. Cosa è cambiato? Forse non esiste più il proletariato? No, al contrario è solo una questione di linguaggio, e di dimensione. Gallino ha descritto bene cosa è cambiato, oggi il lavoro è merce, si acquista e si consuma come gli articoli da supermercato, e il fenomeno riguarda un numero estremamente grande di persone, in Italia circa otto milioni. Forse è tornato di moda il Darwinismo sociale, deve emergere il forte, il forte di nascita naturalmente, ai fragili, a chi è toccato lo svantaggio, lasciamo l’asfalto delle strade come scuola, sennò tutti vorranno fare i medici e gli ingegneri, vi ricordate c’era una canzone …….</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non avevo mai posto dovuta attenzione al riquadro dedicato a Gramsci a cura di Manuela Cavalieri. Sarà un caso ma proprio stasera mi è caduto uno sguardo pesante sulla parola scuola, là in alto, all’inizio del capoverso. Una coincidenza, proprio stasera mi ero data alla dilettevole e dilettantesca lettura del disegno di legge proposto dall’On. Aprea, ora in discussione alla commissione cultura della Camera, con il quale l’attuale governo vuole cambiare l’istituzione scolastica e lo stato giuridico dei docenti.<br />
Vi dirò nella parte introduttiva sono stata colta da simpatia, per il senso di libertà, intesa come autonomia pedagogica, autonomia gestionale, valore dato all’iniziativa individuale e collegiale di organi apparentemente fluidi, meno sclerotizzati dall’impianto burocratico. Poi mi sono svegliata dall’ebbrezza, che deve essere quella che prende l’utente televisivo, mentre viaggia in mondi virtuali di nette contrapposizioni e semplici idiomi. E’ emersa nella mia mente un‘immagine: i quartieri napoletani costruiti da quel, volete che lo chiami imprenditore?, no, non posso, insomma da quel figuro che fa abitare con i soldi del nostro lavoro quotidiano, persone vere in mura marce, in abitazioni infestate dalle muffe….Mi sono chiesta in quale scuola andranno i bambini, i ragazzi di quei quartieri? quale potrà essere l’autonomia intellettuale e finanziaria di una scuola edificata dove lo stato non esiste? Lo stato come lo intendo io naturalmente, ovvero noi con l’impegno civile della nostra costituzione. Sono retorica lo so, ma in questa sera, uguale ad altre vissute nella mia mediocrità, le parole di Gramsci hanno lo stesso suono che qualcuno sentì nel 1916. Cosa è cambiato? Forse non esiste più il proletariato? No, al contrario è solo una questione di linguaggio, e di dimensione. Gallino ha descritto bene cosa è cambiato, oggi il lavoro è merce, si acquista e si consuma come gli articoli da supermercato, e il fenomeno riguarda un numero estremamente grande di persone, in Italia circa otto milioni. Forse è tornato di moda il Darwinismo sociale, deve emergere il forte, il forte di nascita naturalmente, ai fragili, a chi è toccato lo svantaggio, lasciamo l’asfalto delle strade come scuola, sennò tutti vorranno fare i medici e gli ingegneri, vi ricordate c’era una canzone …….</p>
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