Antonello Caporale

Era di maggio

È maggio il mese del giro d’Italia. Nelle prime giornate di corsa il gruppo si tiene unito sulle bici, strade dritte e umore giusto. A Mario Monti la fatica è comparsa all’improvviso, come quei passisti che di colpo si trovano impegnati in una tappa dolomitica e ogni pedalata diventa una fatica, a ogni sforzo corrisponde un colpo di tosse. Aveva preventivato per l’estate uno spread a 250 e se lo ritrova a 400 (fanno 15 miliardi di ulteriore buco di bilancio), aveva immaginato Berlusconi nascondersi dietro il bancone del governo e se lo ritrova fuori di casa, compagno squinternato e vagabondo. Casini, il suo moltiplicatore centrista, è di colpo appiedato, sepolto dalle macerie elettorali, e Bersani inizia a protestare e a farsi due conti. Conviene Monti?
Tutto gira storto e persino le parole cominciano a produrre guai. I suicidi degli imprenditori? “Colpa di quegli altri”. Cioè di Berlusconi. Conferma? Smentisce? Smentisce.
Era bello quando Monti parlava e tutti ascoltavano silenziosi. Oggi è diverso, le sue parole sono coperte da un sottofondo disordinato di richieste e di rimproveri. Era il professore, sta divenendo uno scolaro. Uno di noi, dicono a Montecitorio.
Tutto si fa più pesante (“longer, much longer”), la linea dell’orizzonte si perde alla vista, la crescita sprofonda in un tic televisivo.
Giunto al sesto mese di governo, sotto questo cielo e davanti a questo mare di problemi, le idee si sono trasformate in propositi, le certezze in possibilità, gli amici in nemici. E i tecnici stanno per essere restituiti alla condizione inselvatichita di politici incompetenti. Dei politici qualunque, come tutti noi.
Era di maggio, rosa appassita.


da Repubblica Sera

Maggio 10 2012 | Antonello Caporale | No Comments »

Crisi di nervi

Quando i tecnici chiamano a far di conto un supertecnico mostrano l’esatto punto di caduta in cui l’Italia si trova.
Un malato che ha bisogno, ogni settimana che passa, di cure sempre più invasive e invalidanti.
Il dottor Bondi, chiamato a controllare i conti e soffocare gli sprechi, assume il ruolo della Ragioneria generale dello Stato, commissariata. E il controllo incrociato delle spese pazze dei Comuni e delle Asl diviene l’ultima spiaggia. Doveva essere invece la prima.
Era chiaro, lucente come il sole d’agosto, che la quantità di euro che girano indisturbati, le vagonate di appalti illogici, fuori contesto e fuori misura, gli acquisti a prezzi fraudolenti, le sovrapposizioni di funzioni, la sequela di nomine di livello intermedio, producono spesa clientelare e inefficienza, allargano la voragine dei conti pubblici e strozzano il Paese, cancellano il futuro.
Procedere solo oggi è la colpa più grave e insieme il sintomo più acuto di come la irresponsabilità ci abbia condotto, come all’ormai ex allenatore della Fiorentina Delio Rossi che ha scazzottato in panchina con un suo calciatore pigro, in una profonda crisi di nervi.

da Repubblica Sera

Maggio 04 2012 | Antonello Caporale | No Comments »

Ripetutamente

Tra il dire i il fare c’è sempre un oceano di mezzo.
Pierferdinando Casini per tre anni di seguito ha sciolto l’Udc, azzerato anche le cariche e annunciato l’imminente nascita del partito della Nazione. Nel febbraio del 2009 a Todi si chiamò il popolo di centro a raccolta e si decise di fare una specie di sondaggio: quale nome vi piace?
Il nome arrivò a maggio del 2010, sempre a Todi: partito della Nazione.
A settembre, ma a Chianciano, Casini aveva tirato le conclusioni del faticoso lavorìo per dare una svolta al Paese con la Costituente di centro.
Il 2011 è passato, ed è giunto finalmente il 2012.
È tutto pronto oramai: Casini annuncia le dimissioni da presidente dell’Udc, il partito si appresta a sciogliersi in quello che presumibilmente si chiamerà il partito della Nazione.
Un grande concorso di idee indicherà il nuovo logo e capiremo se sarà mandato in soffitta lo scudocrociato.
È ipotizzabile che nei prossimi mesi, o anni, l’onorevole Casini annunci di nuovo l’imminente nascita del nuovo partito. Ai giornalisti si consiglia vivamente di appuntarsi in agenda le vecchie date e le antiche promesse. Se saranno identiche, proseguire l’intervista col copia/incolla.

da Repubblica Sera

Aprile 26 2012 | Antonello Caporale | 1 Comment »

controvento

controvento

Controvento. Il tesoro che il sud non sa di avere

«Antonio più di ogni cosa sentiva di notte, anche in casa, il rumore delle pale. Vvrroom … vvrroom … Si addormentava con le pale che giravano e si alzava, dopo le poche ore di sonno, che continuavano a girare. Giravano sempre, le pale».
Nella vita di Antonio Colucci entrano un giorno, ospiti scomode inattese, le pale eoliche. Nel suo mondo arcaico quelle pale soffiano senza un perché. Del resto è una ricchezza improvvisa e sconosciuta apparsa nel Sud dell’Italia, dove le pianure non danno da vivere. I capannoni sono ormai detriti della civiltà industriale, l’agricoltura è povera, i contadini pochi e per lo più morti di fame.
Ai sindaci il vento piace perché rappresenta una piccola pensione sociale collettiva. Pochi soldi, ma cash, ora che le casse sono vuote. E grazie a quegli industriali che fittano terreni ( e coscienze) c’è una fatica in meno da fare; pensare, organizzarsi, cercare il partner, produrre in proprio. È troppo complicato, troppo impegnativo sviluppare un’economia locale fondata sull’energia sostenibile e rinnovabile. Meglio appare tutto in cambio di un obolo.
Lo Stato ha semplicemente abdicato al suo dovere. Senza mai indicare, valutare, ammettere o respingere, proporre e magari mitigare l’impatto ambientale, dire no qualche volta alle pale. No, qui no. Lì invece sì. Senza cura per il bene di tutti, senza amore per il territorio. Lo Stato ha semplicemente chiuso gli occhi davanti al più grande scandalo di questo inizio secolo.
Antonello Caporale, uno dei più seguiti giornalisti di inchiesta, attraverso alcune storie esemplari, in cui si alternano duri toni di denuncia e accenti lirici, ci propone una ricostruzione lontana da ogni forzatura ideologica, dove le vicende dell’eolico finiscono per rivelare la malattia endemica dell’Italia e più ancora il destino a cui è condannato il Sud: bruciare la propria ricchezza senza nemmeno averla riconosciuta.


Codice ISBN: 978880461298

Editore: Arnoldo Mondadori editore S.p.A.

Collana: Strade Blu

data uscita: 13 settembre 2011

Acquista il libro online

Febbraio 14 2012 | controvento | 3 Comments »

* Gran bel libro, gran bel libro (alberto a.)


* Che bello il tuo libro (nadia z.)


* sto leggendo Controvento, bellissimo. Sto amando moltissimo il nuovo stile narrattivo, una scrittura che trasporta, che parla a tratti poeticamente come il nostro vento.Grazie.(Sonia B.)

leggi tutto »

Febbraio 14 2012 | controvento | No Comments »

leggi la recensione di F. Colucci - La Gazzetta del Mezzogiorno


leggi la recensione di Giuseppe Civati

leggi la recensione di Daniele Pittèri

leggi la recensione di Loredana Sottile

leggi la recensione di Laura Aprati

leggi la recensione di Sergio Carlucci

Febbraio 14 2012 | controvento | No Comments »

SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri)

Lo studio

rubricagramsci-150x1501111

“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.”

Antonio Gramsci

Maggio 03 2012 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

Serietà

Odio le persone cosí dette serie, che cercano, abusando di questo loro carattere da commedia, di truffare la nostra buona fede. Preferisco l’impudenza sfacciata, la monelleria piú scrosciante di allegria, anche l’abiezione che non ha vergogna di se stessa e si mostra trionfante alla luce del sole. Almeno so con chi ho da fare, so come regolarmi, non sospetto trappole al mio buon cuore, e se mi prende vaghezza in qualche momento della mia giornata faticosa, di fare contro i reumatismi della logica i bagni di fango, so dove andare e come cavarmela.

Antonio Gramsci

Sotto la Mole, “Elogio della pochade” 21 gennaio 1916

Aprile 04 2012 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »

ILLUSIONI

rubricagramsci-150x1501111

Governo e rappresentanza parlamentare borghese sanno ottimamente che la crisi non può avere altra soluzione che l’affamamento di una parte della classe operaia e contadina. Certo essi trovano legittimo che questo avvenga, poiché per loro entra nel corso naturale delle cose. Essi spiegano la crisi come una calamità sociale alla quale gli operai devono sottomettersi con lo stesso animo con cui affrontano una carestia. Il governo, come rappresentanza borghese, e tanto più in quanto vuole apparire di essere con tutto il popolo, studia progetti, presenta disegni di legge, li approva, per far credere che esso si interessa realmente alla vita degli operai e contadini. Esiste un limite però: esiste il limite della proprietà privata, che non può essere violato. L’affamamento degli operai non può giustificare che si debba ridurre il profitto capitalistico o meglio violare il diritto della proprietà privata. Governo e rappresentanza borghesi sono dunque coerenti, quando approvano disegni di legge che lasciano il tempo che trovano. Essi hanno sempre una scusa a portata di mano: la difesa del proprio privilegio e l’impossibilità di fare di più, senza correre il rischio di perire.

Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 8 agosto 1921

Febbraio 04 2012 | SoloGramsci (a cura di Manuela Cavalieri) | No Comments »